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Racconto di Luca Forno:

Il Giovane Fotografo, il Ricco Signore
e l’Anziana Signora

C’era una volta, le storie iniziano tutte così, un Giovane Fotografo che viveva spensierato e felice finché, in un giorno caldo d’estate, si presentò a lui un Ricco Signore proponendogli un grande incarico.

Doveva fotografare tutto quello che il Ricco Signore voleva, senza fare domande. Firmò il sontuoso contratto pensando “. .. che bello, quanto ho da fare, mi potrò comprare l’ultima Hasselblad ed un sacco di obbiettivi … che bello!”.

Il giorno dopo il Ricco Signore gli disse di andare a scattare, secondo i patti . Lui armato di tutto puntò svolse l’incarico senza fare troppa attenzione ai soggetti … non poteva, da contratto.

Tornato in ufficio Il Giovane Fotografo incominciò a guardare quello aveva fatto, ma fu colto da un sussulto.

“Che brutte fotografie … si susseguono senza alcuna storia, non mi dicono niente .. se avessi potuto le avrei fatte in altro modo . Ma non è colpa mia …”

Non era molto tranquillo. Sapeva che quelle immagini non erano sue, non gli appartenevano … mostravano solo e lui aveva sempre cercato di "dire".

Il Giovane Fotografo soffriva moltissimo “oggi è andata così ma domani? Cosa dovrò fare domani? “. Mille pensieri … e non riusciva a prendere sonno. Gli serviva un aiuto, per decidere sul da farsi, ma non sapeva a chi chiederlo.

La mattina, dopo una notte passata a rigirarsi fra le lenzuola, pensò di chiedere consiglio ad una Anziana Signora che aveva incontrato molto tempo prima.. per il solo tempo di uno scatto ….. non si ricordava il nome e neppure dove abitava.

La cercò per giorni, finché trovò la casa. Era la prima su quel lungo viale con tanti platani. Bussò alla porta e lei, la Anziana Signora, riconoscendolo, lo fece entrare.

Aveva un vezzoso fiore fra i capelli e forse era intenta a pettinarsi di fronte allo specchio della sua toeletta da camera. Lui le raccontò quanto gli era accaduto ”Cosa devo fare? Sono confuso.. ho un grande incarico che mi renderà ricco e famoso, ma forse non lo voglio, non fa per me. Io sono piccolo e voglio rimanere tale”.

Lei, abbozzando un sorriso, venne in suo aiuto. Lui lo sapeva, ne era certo. Era una Anziana Signora forse ormai un po’ stanca di tutto quello che le accadeva intorno.

Abitava in quella grande casa dove le tende svolazzavano al vento. Una grande casa contornata da un giardino dove era solita prendere il the con gli amici e prendersi cura dei fiori. A poco a poco gli amici se ne erano andati e lei era rimasta sola, tra gli ulivi e le petunie, a ricordare i felici tempi ormai passati.

Alla Anziana Signora venne in mente di un suo viaggio fatto, molti anni prima, con tutta la sua famiglia, a Senigallia. Lì camminando in piazza aveva incontrato un Vecchio Signore. Era uscito da una tipografia, aveva folti capelli bianchi ed un Toscano fra le dita. Si ricordò delle sue parole, pronunciate piano, tenendo penzolante sulla spalla una Bencini Comet tenuta insieme dal fil di ferro.

“Sebbene per costruire un vaso sia necessaria l’argilla, l’essenza del vaso è il vuoto che c’è dentro.

Sebbene dentro una casa ci siano porte e finestre a chiudere le stanze, l’essenza della casa è il vuoto dentro di essa.

Così è anche per la fotografia … sebbene il suo scopo sia mostrare, la sua vera essenza è quello che mostra . Così da ciò che non è possiamo scoprire l’essenza di ciò che è”.

Il Giovane Fotografo udendo quelle parole cadde nel più nero sconforto, non aveva capito. Salutò la Anziana Signora e ritornò a casa. Si sedette accanto al tavolo su cui aveva appoggiato la macchina fotografica che doveva, per contratto, riempire di cose. La guardava senza toccarla … forse non gli apparteneva più.

Passò tutta la notte a ripensare a quelle parole poi, di colpo, sul far del giorno, un sussulto ed un grido “ho capito. Ho sbagliato ad accettare l’offerta del Ricco Signore … il nulla è quello che devo cercare … per dimostrare senza mostrare. Forse lui non vuole quello, anzi è sicuro, ma non mi importa . Se poi potessi fotografare di nuovo la Anziana Signora … non mi servirebbe il computer e tanti pixel … mi basta la mia vecchia macchina ed una pellicola 6 x 6”.

Ormai, aveva preso la decisione. La mattina stessa andò dal Ricco Signore che lo aspettava per ricevere le fotografie. “Dove sono le mie fotografie” disse con fare perentorio e tracotante. “Sono qui” , rispose il Giovane Fotografo indicandogli la macchina “ora te le stampo”.

La prese in mano e lentamente, senza farsene accorgere, incominciò a cancellare le immagini. Scorrendole si accorse che nella scheda era rimasta una vecchia fotografia. Era strana, aveva una Sottile Linea Bianca quasi invisibile su un lato. Ma solo per il fatto che c’era, senza sapere il perché, lui la riteneva molto importante.

“Vado a stamparle, torno fra poco”, disse ed un luccichio illuminò i suoi occhi. Dopo pochi minuti consegnò al Ricco Signore una grande busta che in alto, sulla sinistra, aveva uno strano timbrino rosso, sembrava un ideogramma cinese.

Così, libero da ogni peso, si congedò da lui pensando ”caro Ricco Signore, la tua offerta non mi interessa, tu vuoi tutto, io cerco il poco. Tu non mi servi e so che dalla mia Anziana Signora potrò ricevere molte più cose”.

Aperta la busta, il Ricco Signore, divenne paonazzo in volto, strabuzzò gli occhi gridando: “ io ti denuncio … ormai tu hai firmato … devi fare quello che voglio io. Questa fotografia fa schifo, ha solo una Sottile Linea Bianca. Maledetto …”.

Fuori lo aspettava la Anziana Signora che, immaginando le sue intenzioni, era abbastanza preoccupata. Lo vide arrivare e lui le sorrideva. Lo prese per mano e sussurrò “l’hai fatta grossa giovanotto… dove andiamo ora ? Non ho più la mia casa dove svolazzano le tende al vento. L’ho venduta, troppi ricordi. E tu ormai non hai più il tuo incarico, non diventerai mai ricco”.

Intanto che parlavano si allontanavano lungo il viale ombreggiato dai grandi platani fino a diventare piccoli, quasi invisibili, agli altri. Raggiunsero la fotografia che il Ricco Signore aveva gettato per terra. Mostrava un prato verde che per loro era, ormai, diventato grandissimo.

Si sedettero all’ombra della Sottile Linea Bianca e la Anziana Signora incominciò a raccontare al suo giovane amico i meravigliosi ricordi che affollavano la sua mente. Lui, il Giovane fotografo, ascoltava in silenzio.

Luca Forno

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