Gli autori

Dominique Lapierre
Dominique Lapierre
Javier Moro
Javier Moro

Mezzanotte e cinque a Bhopal

(di Dominique Lapierre e Javier Moro)

Alcuni bambini uscirono urlando da una nube di fumo. Erano coperti di sangue ed avevano la pelle a brandelli. Padmini si precipitò terrorizzata verso quel rogo gridando il nome del fratello, ma nessuno rispose. Mentre correva qua e là inciampò e, nel cadere, vide un corpo per terra, Era il fratello. Non aveva più le braccia. Intorno a lui c’erano altri piccoli corpi smembrati. (Testuale)

Dopo il meritato successo planetario de La Città della Gioia, nel 2001 Dominique Lapierre è tornato con Mezzanotte e cinque a Bhopal (scritto insieme al giovane ricercatore Javier Moro). Il romanzo narra e documenta (anche il più piccolo dettaglio è veritiero) la più grande catastrofe industriale della storia, avvenuta in uno stabilimento indiano di pesticidi che issava come vessillo di modernità la losanga della terza multinazionale chimica del mondo, la statunitense Union Carbide (dissoltasi nel nulla dopo l’incidente).

Tra il 2 ed il 3 dicembre 1984, a mezzanotte e cinque, una massiccia nube di gas letale - isocianato di metile (Mic) - fuoriuscì dalla fabbrica costruita nel cuore della bidonville di Bhopal, antica città indiana, perla ed orgoglio di un’intera nazione. Morirono dalle sedici alle trentamila persone e mezzo milione furono i feriti (le stime non sono chiuse, ancora oggi si riscontrano patologie postume dovute al dramma chimico). Indescrivibili le sofferenze della morte per avvelenamento da Mic. Dolori atroci che patirono soprattutto i poveri, che non poterono più tentare di lenire la loro fame e la loro lebbra. Lo straniero arrivò, si arricchì e portò via anche la vita.

Il libro è ben scritto, le parole scorrono veloci ed il ritmo è concitato pur essendo condito di uno stile estremamente meticoloso nell’elencare e dettagliare i fatti; il lessico comune consente la lettura ad un pubblico di cultura medio-bassa pur risultando piacevole e mai scadente al lettore più colto ed esigente. Lo spaccato geografico e sociale che lo scrittore ci presenta è quello di un India frantumata e questo lo intendiamo anche usufruendo di tutte quelle ricche descrizioni folcloristiche che il narratore elargisce qua e là con sapiente maestria.

Nel libro è lampante come la cronologia dell’ingiustizia sia pressoché la stessa da secoli. Ovunque come a Bhopal. I magri contadini e le loro famiglie infatti, stremati dalla povertà, si avvicinarono alla città, andando ad incrementare il popolo della bidonville, condividendo il destino di tutte le altre persone ridotte a sopravvivere mediante umilianti espedienti quotidiani. Ma il passaggio dalla campagna a Bhopal fu tragico: la miseria diventò ancora più greve di prima ed in più si dovettero affrontare le malattie, le violenze e le ingiustizie legali commesse dai più ricchi; in questo scenario si inserì l’Union Carbide, che fornì lavoro a centinaia di persone e fu accolta come una benedizione. Poi, all’interno della fabbrica, accaddero i primi incidenti mortali, per risparmiare vennero attuati tagli strutturali ed allo stipendio dei lavoratori, molti di essi furono licenziati, vennero disinstallati i sistemi di allarme e sicurezza ed il percorso di produzione del Sevin non venne più monitorato.

Per colpa di queste crudeli superficialità, per causa di tutti quei “ma tanto sono solo straccioni” si videro i primi effetti del capitalismo sanguinolento che il Terzo Mondo ha sempre provato: le vacche cominciarono a morire per l’inquinamento delle falde, si riscontrò un aumento delle più varie malattie. Dopo l’avvento dell’industria che avrebbe dovuto salvare tutti dai morsi della fame, la situazione peggiorò fino al disastro. L’impianto di lavorazione del Mic, fatiscente ma funzionate, si ruppe ed il veleno uccise tutti gli “straccioni”.

Ora sapete anche questa. Non servono commenti.

Se avete voglia, il libro è in biblioteca.

L’uomo e la sua sicurezza devono costituire la prima preoccupazione di ogni avventura tecnologica. Non lo dimenticate mai quando siete immersi nei vostri calcoli e nelle vostre equazioni. (Albert Eistein)

Mirko Roglia

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