Alessandro Baricco
Alessandro Baricco

Oceano mare.

( di Alessandro Baricco)

La vicenda è la vicenda.

I libri ci srotolano vicende... e se in conquiste letterarie come Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino viene, con arguzia divertente, sublimato il libro in quanto tale (il libro come “istituzione”) e si gioca ad inanellare piccole vittorie dilaniandolo (il libro) per poi doverlo ricomporre nella sua originaria forma di piacevole crescita, in Oceano mare di Baricco si combatte sull’altro fronte (forse affrontando gli stessi nemici) e si vanno ad infrangere canoni letterari semi-sacrali dai quali è sempre stato difficile svincolarsi. Siano innanzitutto in un non-luogo, in un non-tempo, vivendo (attendendo) la non-vita dell’inizio-fine del mare, oceano mare, tremebondo ed ammicante, consigliere e carnefice; i personaggi vagano sulla striscia di terra bagnata dal mare (che non è terra e non è mare) e lui li plasma in una cangiante altalena che crogiola l’uomo fra illuminazioni e disillusioni (e le domande: “Dov’è l’occhio del mare? Dove finisce il mare? Come DIRE il mare? Come guarire nel mare? Cosa, come attendere dal mare?).

La Locanda Almayer ospita sette avventori: il professor Bartleboom, il pittore Plasson, la bella Ann Deveirà, Elisewin la bambina malata col suo fido tutore Padre Pluche, il fosco Thomas (alias Adams) ed un signore avvolto nel mistero rinchiuso nella sua stanza-prigione. “Padroni” della locanda i bambini-spiritelli Dira, Doom, Ditz e Dol, ognuno col suo avventore di riferimento: se Dood è il pargolo che riuscira a far divenire Bartleboom “un po’ meno imbecille” e Ditz è la fanciulla chhe si farà accarezzare nel sonno dalla signora Deveirà, Dol avvisterà le navi per Plasson sempr’immerso nel mare e Dira sarà per tutti l’ancora a cui aggrapparsi nel momento del dubbio.

L’intreccio si dirama nei tre libri di cui è composto il romanzo (La locanda Almayer, Il ventre del mare, I canti del ritorno): nel primo la presentazione del mare e dell’umanità a lui vicina, nel secondo la bestialità umana dopo la violenza del mare, nel terzo l’uomo trasformato dal mare (chi feroce... amichevole, chi malato... guarito, chi perplesso... illuminato, chi amichevole... feroce, chi dolce... vendicativo, chi colpevole... più leggero).

La lingua non ricorre a palliativi passatisti ma esorta alla più completa comunicabilità e lo stile è colmo ddi accorgimenti acccattivanti (discorsi diretti fulminei, pause studiate, improvvisi cambi di tensione, flashback narrativi, flussi di conoscenza, assenza di macchinosità avverbiali).

Baricco possiede un ampia tavolozza e la usa con maestria, imprimendo una variegata colostica, sa cambiare registro, ritmo, cadenza, intonazione, tonalità di scrittura da una pagina all’altra e questo non fa dei suoi libri un polverulento esercizio di stile ma una prova di grande emozione e genio; quindi sublimazione del rapporto emozionale-personale col lettore senza l’insincera intromissione di freddi calcoli d’appartenenza avanguardista. Baricco trasmette, tramite una poetica-poemica ricca di simboli e metafore (è allegoria del destino che cospira in favore dei nostri sogni la schiera di bambini soccorritori, grazie alla loro semplicità approdano nel porto della nostra anima tutte le inettitudini, le manie e le inutilità umane; simbolo della relatività e fragilità umana la breve epopea de Il ventre del mare, dove l’uomo entra in contatto con carnemorsosanguepuzzofame e si riscopre non solo atto a lottare per la propria sopravvivenza ma soprattutto grande assimilatore della sporcizia vendicativa che pascola sui verdi colli della nostra intelligenza e si nutre del colostro dell’evoluzione. L’uomo posto nei suoi limiti, l’uomo sradicato dalla normalità e deposto ai confini del mondo, scopre quindi quali siano le proprie differenze con l’animale, che non uccide se non ha fame (oltre a non arrossire). Baricco ci dice che “la verità si concede solo all’orrore”, che “le cose diventano vere solo nella morsa della disperazione”, che “la verità deve stare nel lato oscuro”. Anche con l’ausilio di un’ideologia di elogio epico della guerra (esiste la gloria non necrofila?), Baricco scopre la verità. Anche se “non è quella che sognava d’inverno”. Grande senso mistico che affonda le radici nel deismo e crolla davanti all’insegna dello sconforto “intelligente” (“Dio esiste” ci può anche stare, ma non “Dio c’è”; per lui può esistere ma non esserci, come il personaggio della stanza 7).

Parlare di Oceano mare con i termini assoluti di una recensione è difficile perchè è diverso, forse contraddittorio (che sia spazioso, che contenga universi?). In ogni caso... bello.

Mirko Roglia

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