titolo La doppia voce





La doppia voce e' un libro postumo, tratto da cio' che Golding lascia alla sua morte (1993): due stesure complete (stava iniziando la terza stesura, quella che con ogni probabilita' sarebbe diventata la definitiva), una serie di appunti ed un diario. E' proprio grazie a quest'ultimo documento che famiglia ed editore riescono a risalire a quella che poteva essere l'idea finale e danno alle stampe la stesura che piu' le si avvicinava. Ne risulta un Golding certamente piu' laconico, scarno rispetto a quello che conosciamo sul tratteggio dei personaggi, non per questo meno incisivo. In tutta onesta' e' l'unico libro di Golding che amo.

''Luce abbagliante e calore, indifferenziati, tesi a sperimentare se stessi.
Ecco! Ce l'ho fatta. Il meglio che posso, perlomeno.
Ricordo.
Un ricordo prima del ricordo?
Il tempo non c'era, nemmeno in forma implicita. ... ''

Primo secolo avanti Cristo.

E' Arieka, ormai ottantenne, che racconta la sua vita, iniziando dal primissimo lampo di coscienza.

Figlia di un nobile focese, possidente terriero, ''protettore'' (o ''possessore''), assieme ad altri nobili locali, dell'Oracolo della ricchissima Delfi, in quanto femmina e per giunta bruttina, e' trattata alla stregua di una bestiola. L'importante e' passare inosservata, essere invisibile; spesso non le riesce e si palesa, si ''mette in mostra'' parlando davanti a tutti o .... riportanto in vita dei pesci gia' fritti.

"Qualche volta devo anche essere stata felice. Secondo me le femmine sono create per essere felici per qualche tempo, durante l'infanzia......''

La sua via di fuga e' Ionides Peisistratides, Sacerdote Supremo di Apollo, che la chiede per il Tempio dell'oracolo delfico. Ottima soluzione per tutti: per il padre che si libera di una femmina scomoda e brutta, per lei che avra' una liberta' ineguagliabile, per Ionides che potra' educare sin da bambina la futura Pizia.

La vita cambia drasticamente. A disposizione della sua sete di sapere c'e' una delle biblioteche piu' ricche di testi dell'epoca. La Pizia dovra' parlare in esametri e per farlo dovra' conoscere Omero, Sofocle, Saffo, Pindaro ...

Sbigottita scoprira' che Delfi e' in continuo e costante contatto, tramite piccioni viaggiatori, con gli Oracoli piu' importanti del mondo conosciuto, fino a quello di Siwa in Africa. Uno scambio di informazioni che serve ad ''aiutare il dio'', possibilmente contro i conquistatori romani che amano le arti greche, ma disprezzano chi le ha fatte fiorire.

Vivra' con Ionides, miscredente per paura, una sorta di matrimonio morale, condividendone i dubbi, le ricchezze ed i giochi di potere e ribellandosi alle sue richieste di emettere vaticini ''addomesticati''.

Alla sua morte eredita la chiave di quella porta che, nella caverna sacra, divide l'antro della Pizia dal mondo del dio, il mondo terreno dall'immensa incognita. Eredita anche la facolta' morale di aprire quella porta, di affrontare una volta per tutte quelle forze misteriose che l'hanno stuprata, che hanno scosso il suo corpo e spaccato con le loro voci la sua bocca troppo piccola per contenerle. Ma si ritrovera' davanti ad una parete di roccia. Il dio non c'e', se n'e' andato, le ha voltato le spalle.

Particolarita' del testo sono i numerosi termini inglesi ed yiddish, lasciati ovviamente invariati nella traduzione di Mario Biondi. Si parla di Pizia Senior e Junior, o di First Lady nei riguardi di Areika; per chiacchiere, chiasso viene usato il termine yiddish ''shemozzle''; Ionides e' definito un ''very important person''. Vocaboli fuori dalla storia e dal tempo che rendono, pero', vivo ed attuale il testo e catturano l'attenzione del lettore spostando verso il lato ironico, dolorosamente ironico di tutta la vicenda.

La dolorosa ironia della sorte stessa della protagonista, unica donna libera del suo tempo in quanto Pizia, ma in effetti come tutte le altre ''usata dagli uomini come strumento da suonare''.

La dolorosa ironia della ricerca spasmodica del dio o degli dei, che se invocati voltano le spalle e se decidono di mostrarsi lo fanno in modo tanto violento o si accalcano nel suo corpo tanto da strapparle l'urlo:

''Una voce, o l'altra!''

La dolorosa ironia nella domanda che implora: qual'e' la verita'? Dopo aver passato tutta la vita a dar la voce ad un dio, e' possibile chiedere al dio se veramente esiste?

La stessa dolorosa ironia che le fa dire con le parole di Platone:

''Ero schiava del dio o dell'idea di dio.''

Una dolorosa ironia non sanata e non risolta chiude anche il libro: all'arconte di Atene che, in onore della sua lunga carriera voleva erigerle un'immagine in pietra tra gli altari del Campo di Marte, ella risponde chiedendo di costruire un semplice altare con l'iscrizione ''Al dio sconosciuto''.

L'ORACOLO di DELFI

Costruito intorno ad una sorgente consacrata, dal 1400 a.C. circa al 381 d.C. rappresenta il luogo sacro piu' importante dell'antichita'.

Robert Graves, nel suo ''I Miti Greci'', riporta la leggenda secondo la quale un Apollo appena nato si reca sul Monte Parnaso per uccidere Pitone, nemico di sua madre Latona. Pitone fugge a Delfi (cosi' chiamata in onere a Delfina, compagna di Pitone) e si rifugia presso l'oracolo della Madre Terra. Apollo lo raggiunge, lo uccide sul bordo del sacro crepaccio e prende possesso del sito e dell'Oracolo

I sacerdoti del Tempio mantennero sempre una sorta di indipendenza religiosa e non vennero associati mai ad alcun dogma per la venerazione degli dei. Una sorta di voce diretta o fuori dal coro che derivava proprio dall'importanza rivestita dall'Oracolo e che, contemporaneamente, ne alimentava il potere.

Plutarco, sacerdote al Tempio di Apollo, attribuiva il potere profetico della Pizia ai vapori che provenivano da un'apertura nel terreno. Questa spiegazione tradizionale non ha mai avuto un riscontro scientifico fino ai nostri giorni: un recente studio geologico, riportato dalla rivista Geology, ha rivelato che due faglie si intersecano esattamente sotto il tempio di Delfi ed e' quindi possibile che gas allucinogeni risalissero da una vicina sorgente e si mantenessero all'interno delle rocce del tempio.

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