Bibliografia essenziale

  • 1963 - :: Libera nos a Malo
  • 1964 - I piccoli maestri
  • 1974 - Pomo pero
  • 1976 - Fiori italiani
  • 1986 - L'acqua di Malo
  • 1986 - Il Tremaio. Note sull'interazione tra lingua e dialetto nelle scritture letterarie
  • 1987 - Jura: ricerche sulla natura delle forme scritte
  • 1988 - Bau - se'te
  • 1989 - Leda e la schioppa
  • 1989 - Rivarotta, Moretti & Vitali
  • 1990 - Che fate quel giovane?
  • 1990 - Marede' Marede'
  • 1993 - Opere. Vol. 1
  • 1993 - Il dispatrio
  • 1994 - Promemoria. Lo sterminio degli Ebrei d'Europa
  • 1995 - Il turbo e il chiaro
  • 1996 - Cosa passava il convento
  • 1997 - La materia di Reading e altri reperti
  • 1997 - Le correnti sottopelle
  • 1997 - Opere. Vol. 2
  • 1999 - Le carte. Vol. 1: Anni Sessanta
  • 2000 - Le carte. Vol. 2: Anni Settanta
  • 2001 - Le carte. Vol. 3: Anni Ottanta
  • 2002 - Trapianti. Dall'inglese al vicentino
  • 2004 - Quaggiu' nella biosfera. Tre saggi sul lievito poetico delle scritture
  • 2005 - La materia di Reading e altri reperti

Libera nos a Malo

(di Luigi Meneghello)

Una voce senza tempo

Un romanzo.... Direi proprio di no.

Un saggio.... Meno ancora

Una chiacchierata, ecco, questo si'.

Immaginatevi un caminetto acceso in una casa di paese dell'Alto Vicentino... ciocchi di legna che bruciano, faville che salgono nel buio del camino... due poltrone, un tavolino rustico, basso con un piatto di formaggio Asiago, pane casereccio che sa ancora di forno e di cose antiche, una caraffa di clinto (certo... e' un vino ora proibito, ma per stasera lo beviamo....), due bicchieri.

La pioggia batte sui vetri, nella penombra scura della sera; batte sulle grondaie, sui tetti, di un rumore noto, che vi parla dentro. In realta' sono rumori diversi, come un'orchestra formata da tanti strumenti e, ad ascoltar bene, si sente la voce di ognuno: cosi' voi sentite la voce d'ogni cosa colpita dalla pioggia. E' la voce antica e rassicurante del paese.

Le poltrone vecchie, sagge per aver ascoltato tanti discorsi in tanti anni da tante persone diverse (ma non cosi' vecchie da aver visto l'inizio della storia; gli arredi delle case contadine non prevedevano poltrone negli anni 20), accolgono voi ed un anziano signore ottantenne dallo sguardo perso nelle faville, ma nello stesso tempo ironico e divertito.

Si chiama Luigi Meneghello.

Racconta, trasportato da un filo logico che esiste solo nella sua mente, ricordi, episodi, avventure legate alla sua infanzia, alla sua terra, alla vita stessa di quel paese che stasera vi accoglie.

Racconta di un tempo nel quale tutto aveva un profilo definito e del suo "dialeto" che, come ogni "dialeto", determinava ancor di piu' questo profilo dando un'anima alle cose, rendendole tangibili.

Il "dialeto" e' la lingua delle radici, e' la radice stessa dell'uomo. Lo si succhia con il latte materno, si ode all'esterno del grembo materno ancor prima che i nostri occhi vedano la luce, ce lo ritroviamo gia' dentro non appena il barlume della ragione si affaccia alla nostra mente

L'italiano viene dopo, e' la lingua che serve a far capire persone che usano dialetti diversi, ma e' come se fosse la traduzione del "dialeto" e delle cose da' solo l'idea, ma non e' "le cose".

E Meneghello usa i "termini giusti" quelli che vanno al nocciolo dell'idea stessa che vogliono esprimere e, tra un sorso di vino ed un pezzetto di formaggio, vi parla del duro lavoro di una comunita' contadina, di "labourers", dove il "tribolare" e' proprio il lavoro-fatica senza scampo ne' sosta: il labour, insomma.

"Essere un lavoratore" e' una virtu' ed il massimo assoluto della lode e' "essere bravo"... un "bravo operaio" ... un artigiano... colui che costruisce le cose con le proprie mani, imprimendo loro la sua volonta' e parte della sua anima, il "work" creativo dell'"homo faber"...

No, non e' mai pesante o noioso.... Le sue pagine scorrono lievi e profonde nello stesso tempo come la vita cadenzata, umana del paese, scandita dal ritmo della pioggia che continua a parlare con voci note.

Parla del Dio che abitava nella chiesa del paese quanto lui era bambino; era un Dio vecchio, ma ancora in gamba, e severissimo. Un Dio perspicace che sapeva e vedeva tutto... ed era anche onnipotente, ma non in modo assoluto, "grazie a Dio", perche' non riusciva a punire "gli adopratori del ciccio" sui mortali nemici ....

Fuori la pioggia continua a cadere e nel suo racconto gli anni passano... dall'infanzia alla giovinezza... con mille volti che si susseguono... i vecchi che muoiono nel loro letto dialogando con la morte, abbandonandosi ad essa o ribellandosi al suo volere, mentre il paese cambia, si espande e la natura delle cose muta mentre mutano i loro nomi, passando dal "dialeto" all'italiano, mutando ancora con l'assimilazione di vocaboli inglesi che entrano a forza nel nostro quotidiano attraverso la radio e la televisione e dal nostro quotidiano vengono storpiati e resi piu' consoni alla cultura stessa del luogo.

Il fuoco del camino e' ormai spento, la caraffa di vino e' vuota: ci siamo scaldati e ristorati alla fonte della cultura di quest'uomo e, mentre albeggia, la pioggia cadendo ci porta rumori nuovi.

A ben guardare il libro non sancisce soltanto il passaggio tra la cultura contadina e quella della societa' industriale che si delinea nel corso delle pagine, ma va ancora otre ed il salto successivo porta alla societa' europea e di questi passaggi Meneghello si ritrova ad essere testimone, narratore e coacervo vivente: da Malo al liceo di Vicenza e poi all'Universita' di Padova (con un percorso di studi "assurdamente brillante") dove si laurea in filosofia, per finire alla cattedra d'italiano presso l'Universita' di Reading, in Inghilterra.

Dal microcosmo del paese al macrocosmo europeo, cercando di mantenere intatte le proprie radici ma, come una mangrovia, gettandone altre strada facendo, per assimilare linfa nuova per giungere alla pluralita' linguistica vera e profonda del prototipo dell'uomo di cultura europeo, un uomo nuovo che e' sintesi di culture diverse e tutte stranamente vive.

Avremo un po' dell'intelligenza, della sagacia, dell'umorismo di Meneghello per compiere il nostro personale cammino in maniera almeno decente?

Libera nos a Malo, uscito nel 1963 in pieno "miracolo economico", e' la prima delle opere di questo autore. Dalla critica venne accolto in modo entusiastico ed e' ormai considerato un classico della letteratura contemporanea, ma, chissa' perche', soprattutto in Italia il nome di Meneghello non ha la notorieta' che gli competerebbe ed i suoi testi rimangono a beneficio di pochi.

Domenico Porzio ha curato (ma nel vero senso della parola) l'introduzione del testo in mio possesso (collezione Oscar Mondadori -Scrittori del Novecento), riuscendo a dare all'opera di Meneghello una collocazione ben precisa e contemporaneamente instillando nel lettore quella curiosita' necessaria ad affrontare nel modo migliore una qualsiasi lettura.

Emblematiche dello spirito di Meneghello le ultime pagine del libro riservate alle Note necessarie perche' il "dialeto" e lingua parlata e non scritta, comprensiva dell'Appendice I: Tavola delle morti piu' notevoli, tra le quali non posso non segnalarvi ....

Caduta e scoppio del cuoricino
ne vanno soggetti i bambini dell'asilo e sono disturbi mortali e possono venir causati dal desiderio sregolato di un giocattolo, di mentine o da un dispiacere;

Caduta nel letamaio
naturalmente non esistevano servizi igienici ne', tanto meno, scarichi fognari. Tutto era risolto con il letamaio, "sudicia porta dell'inferno" perche' caderci dentro significava il piu' delle volte morire. "Libera nos amaluamen": preghiera adatta alla bisogna.

Luigi Meneghello

Luigi Meneghello nasce a Malo, in provincia di Vicenza, nel 1922. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, vince una borsa di studio del British Council presso l'Universita' di Reading (Inghilterra); ha intenzione di rimanerci un anno, ma il rettore dell'universita' gli propone di rimanere come insegnante... E li rimane ...

Da queste parole si potrebbe presumere che Meneghello sia un uomo estrapolato dalla sua realta', trapiantato in una realta' diversa e che, quindi, sia una voce poco autorevole nel parlare di dialetti, radici. Nulla di piu' errato: Meneghello e' importante nel panorama della letteratura del secondo novecento italiano proprio perche' i suoi scritti sono memoria pura, raccontati con i termini linguistici della memoria; una miscellanea di dialetto e lingua "ufficiale" che riporta ogni lettore alle sue radici. Questa peculiarita' assieme all'amore profondo che lo lega alla terra rendono i libri di Meneghello estremamente vivi, attuali e divertenti. Ma non e' solo il lettore a divertirsi; l'autore lo fa per primo:

"Quando mi sono messo a scrivere il mio primo libro, (Libera nos a Malo) ho passato dei mesi in convulsioni di riso. Era come se uno mi raccontasse quello cose che io poi valutavo sulla base di quanto mi divertivano. Mia moglie mi sentiva ridere nello studio e quando anche venivo fuori con una pagina perche' me la ricopiasse. Si', e' Katia che scrive a macchina, io invece scrivo con... il pennino d'acciaio e uso il calamaio. Faccio molta fatica a trovarli. I calamai, specialmente, sono ormai rarissimi. E poi mi macchio con l'inchiostro... Certo, se quello che scrivo non mi diverte e non mi fa ridere, mi sembra quasi che non sia nemmeno scritto. Ma quando una cosa mi viene bene allora esco dallo studio e vado da Katia e gliela leggo. Pero' qualche volta lei non ride, dice che non e' poi cosi' divertente..."

E' un umorismo puro, semplice come la vita di paese, come gli odori che a tratti ci assalgono riportandoci alla nostra infanzia, certamente non per questo meno efficace, anzi!

Molti sono anche i saggi e gli studi sulle tradizioni dialettali, sempre conditi, però, da ricordi personali.

Troppo poco conosciuto dalla gran parte delle persone, fortunatamente ben conosciuto dalla critica, nel 2001 ha vinto il Premio Chiara alla carriera, mentre nel 2005 e' stato insignito della Laurea Honoris Causa per la ricerca sulla parola e la lingua dall'Universita' di Perugina.

Rosalba Crosilla

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Luigi Meneghello
Luigi Meneghello
Luigi Meneghello al conferimento della laurea Honoris Causa
Luigi Meneghello al conferimento della laurea Honoris Causa

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