titolo Roberto Vecchioni

Roberto VecchioniRoberto Vecchioni: data di nascita 25 giugno 1943 - milanese.

Nel 1968 si laurea in lettere antiche all'Università Cattolica di Milano, dove rimane per due anni come assistente di storia delle religioni. Poi i licei classici, dove insegna per trent'anni greco e latino. Gli ultimi tre anni lavorativi li svolge come docente di "Forme di poesia in musica" presso l'Università di Torino.

C'è da dire ancora sulla vita "non artistica" di Vecchioni (anche se per gli artisti veri come lui qualsiasi aspetto della vita può diventare arte) che è sposato e padre di quattro figli.

La carriera musicale di Vecchioni inizia molto presto, negli anni 60, come autore per artisti di alto livello; continuerà a farlo soprattutto fino agli anni 70, anche dopo aver avuto successo come cantuautore, e la lista dei colleghi che cantano i suoi brani è davvero lunga, da Patty Pravo, agli Stadio, Angelo Branduardi, Anna Oxa, Gianna Nannini e i Nuovi Angeli.

Il primo album, Parabola esce nel 1971 e contiene una delle sue canzoni più note in assoluto, Luci a San Siro (interpretata nel 1991 anche da Francesco Guccini), ma passa assolutamente sotto silenzio esattamente come il successivo, Saldi di fine stagione del 1972.

Nel 1973 si presenta al Festival di San Remo con L'uomo che si gioca il cielo a dadi: il risultato è un ottavo posto, ma il pubblico inizia ad accorgersi di lui.

Nel 1974 esce Il re non si diverte e questa volta è la critica a dargli attenzione decretandolo miglior disco dell'anno. Inizia proprio in quest'anno quella che diverrà una lunghissima collaborazione con il Club Tenco.

Il successo di pubblico arriva appena nel 1977 con Samarcanda ed il brano che dà il titolo all'album entra, in breve tempo, tra i grandi classici della musica cantautoriale. Cinica, ironica, con una gran dose di filosofia (come Vecchioni stesso) che colpisce tutti coloro che l'ascoltano con attenzione

"Salvami, salvami grande sovrano
fammi fuggire, fuggire di qua
alla parata lei mi stava vicino
e mi guardava con malignità"
"Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re
presto, più presto perché possa scappare
dategli la bestia più veloce che c'è".

Roberto Vecchioni Ma non è possibile sfuggire al destino: tentiamo, noi, piccoli uomini, ma anche i nostri tentativi fanno parte del destino stesso che c'attente, paziente, a Samarcanda. Forse la gran parte del pubblico viene catturato dal ritmo festoso e trascinante, ma va comunque bene: il ghiaccio è rotto.

Nel 1978 è la volta di Calabuig, Stranamore e altri incidenti, album particolare, ricco di metafore letterarie, poi nuovamente i testi autobiografici con Robinson dell'anno successivo. In particolare, particolarmente autobiografico è il brano Signor Giudice, con riferimento all'accusa per spaccio di droga che pendeva in quel periodo sulla testa di Vecchioni (sembra che avesse offerto uno spinello in un concerto ad un ragazzo del pubblico)

Le uscite, poi, si susseguono regolarmente fino a far raggiungere il considerevole traguardo dei 29 album incisi.

Ma il professore non si è limitato alle canzoni: nel frattempo ha pubblicato poesie, racconti ed un romanzo, mentre continua la sua attività di insegnante di liceo e di docente presso la facoltà di "Scienze della Formazione" dell'Università di Torino.