Le pietre miliari del Progressive Rock!

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Believe
la track list

Pendragon: Believe
Pendragon: Believe - copertina
  • 1) Believe (2'57")
  • 2) No Place for the Innocent (5'36")
  • 3) Wisdom of Solomon (7'07")
  • 4) The Wishing Well
  • .......... I. For Your Journey (4'31")
  • .......... II. Sou' by sou'west (6'48")
  • .......... III. We Talked (5'29")
  • .......... IV. Two Roads (4'19")
  • 5) Learning Curve (6'38")
  • 6) The Edge of the World (8'20")
  • La formazione: Nick Barrett: vocals, guitars
  • Peter Gee: Bass
  • Clive Nolan: Keyboards
  • Fudge Smith: Drums

Believe

Pendragon

I Pendragon nascono nel 1976 in Inghilterra, con il nome di Zeus Pendragon. I primi passi li fanno cantando pezzi dei Led Zeppelin, Santana, Hendrix, dei Fleetwood Mac e di altri gruppi che in quegli anni andavano per la maggiore. Acquistato un minimo (ma proprio un minimo!) di notorietà iniziano a far da supporto durante i concerti ai Marillion, altro gruppo essenziale nel panorama del new-progressive odierno ed all'epoca praticamente sconosciuto.

Il loro primo album è Fly High Fall Far (1984), poi The Jewel (1985), il Live 9:15 (1986), Kowtow (1988), The World (1991), R(B)est of Pendragon (1991), The Very Very Bootleg Live In Lille France (1992), The Window Of Life (1993), Fallen Dreams Angels (1994), Utrecht ...The Final Frontier (1995), As Good As Gold (1996), The Masquerade Overture (1996), Live In Krakow Live ... At Last! Krakow Poland (1997), Once Upon A Time In England Volume 1 e 2 (1999), Not Of This World (2000) e Believe (2005).

Da molto tempo nutro per nei loro confronti una sorta di deferente rispetto, come i Camel da questo punto di vista, hanno fatto difficile scelta di autoprodursi per parecchi anni pur di continuare a suonare, comporre e trasmettere il massimo che potevano.

Beh, non è da tutti!

Ho ascoltato vari loro album senza che, lo ammetto, nessuno mi colpisse profondamente, finchè non mi sono imbattuta in Believe , loro ultima uscita dopo quattro anni di silenzio, e (accidenti!) qui il discorso cambia.

E' un concept imperniato sul ritorno dell'uomo "pensante". Nick Barrett , leader ideatore dei testi e delle basi stesse del concept oltre che chitarra e voce solista del gruppo, dice in un'intervista: "Non dobbiamo credere a tutto quello che TV e giornali ci propinano!".

Temi, questi, cari al progressive migliore e, non per nulla, sempre nella stessa intervista, Nick Barrett afferma che "Dark Side of theMoon" dei Pink Floyd è uno tra i suoi album preferiti, mentre "The Trick of the Tails" e "The Lamb Lies Down On Broadway" dei Genesis e "Moonmadness" dei Camel fanno parte della sua anima.

Le sonorità accompagnano perfettamente il messaggio. Rimangono i toni epici che i Pendragon usano da sempre, questa volta arricchiti dalle arie gaeliche cantate dalla solista femminile: una sorta di invito alla spiritualità e ai valori del passato che hanno il pregio di creare un'atmosfera quasi senza tempo, ad ampissimo respiro. Un sogno dal quale è bello lasciarsi trasportare in volo per atterrare a tratti, come in Believe , in un rock morbido, pastoso per quanto ritmato.

Passano, invece, in secondo piano le tastiere per dar spazio (finalmente) agli assolo della sei corde dal suono limpido di Barrett.

Finalmente perchè gli assolo erano proprio ciò che a me mancava negli altri album. Certo! Non sono il metro assoluto per "pesare" un musicista o un gruppo, ma spesso ne rivelano l'anima ... se c'è.... Apprezzabilissima la performance di "We talked" (... parliamo ... oh se parliamo! ..), tirata fino al ritmo gitano sul tappeto delle tastiere; quella della dolcissima e trascinante "Wisdom Salomon"; del lunghissimo e pulito fraseggio di "The Edge of the World", pezzo nella quale Barrett "osa" il canto accompagnato solo dalla chitarra come i grandi e sicuramente l'esperimento gli riesce!

Album da ascoltare senza preconcetti, con la speranza che i Pendragon continuino a crescere!

Rosalba Crosilla

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