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King Crimson: la storia del gruppo

King Crimson: discografia completa

Red: la track list

Red: la copertina dell'album
  • 1. Red
  • 2. Fallen Angel
  • 3. One More Red Nightmare
  • 4. Providence
  • 5. Starless
  • La formazione:
  • Bill Bruford ... Percussives
  • Robert Fripp ... Guitar And Mellotron
  • John Wetton ... Bass And Voice
  • Marc Charig ... Cornet
  • Mel Collins ... Soprano Saxophone
  • David Cross ... Violin
  • Ian Mcdonald ... Alto Saxophone
  • Robin Miller ... Oboe

Red
(King Crimson)

la nostra recensione

Parlare di questo disco oggi, a distanza di quasi 30 anni dalla sua pubblicazione, può sembrare anacronistico e superato visto cosa sono diventati ora i King Crimson e quale direzione ha preso la loro musica, ma non è così. Anche se la musica di Red non esiste più nella mente dei suoi creatori e anzi oggi dei King Crimson del 1974 rimane solo il padre/padrone Robert Fripp, questo disco riascoltato casualmente in questi giorni rivela tutta la sua attualità e bellezza.

Red occupa un posto particolare nella discografia dei King Crimson rappresentando l'ultimo lavoro - eccettuato il live U.S.A. - della prima incarnazione del gruppo in questo caso ridotto ad un trio più degli ospiti; all'uscita del disco, infatti, nonostante esso fosse stato accolto con favore da pubblico e critica, Fripp annunciò lo scioglimento della band. Il Re Cremisi si risveglierà solo a distanza di sette anni con una formazione rinnovata non solo nell'organico - vi troveremo solo l'inossidabile Robert Fripp e Bill Bruford - ma anche nelle idee musicali.

In questo modo Red , oltre che essere uno dei più interessanti loro album, finisce per rappresentare il canto del cigno dei primi King Crimson , e per alcuni anche quello del progressive rock, definizione quantomai fantomatica che più volte è stata appiccicata a questo gruppo nonostante esso percorresse ben più ampi orizzonti musicali. Certo è che Red appare come una specie di "summa" dell'arte dei King Crimson , tanto che vi possiamo trovare, magari in maniera meno appariscente che in altri lavori, tutte le caratteristiche create e sviluppate nei dischi precedenti; qui non abbiamo l'esplosione allucinata di 21st century schizoid man o la raffinatezza melodica di Epitaph del disco d'esordio, la libera esplorazione in ambito jazz-rock di Lizard , o gli incastri sonori di Larks' tongues in aspic , ma tutte queste componenti si fondono mirabilmente nelle cinque tracce - nessuna inferiore ai 6 minuti - del disco.

Così la title track strumentale, suonata esclusivamente dal trio e guidata da un potente ed evocativo riff di Fripp , rappresenta, per la sua architettura barocca e per la intensa connessione tra il basso di Wetton e la batteria di Bruford , l'anima più progressive del gruppo. Aspetto che si ritrova anche in One more red nightmare dove il riff di Red viene variato per creare un brano tirato, ma con un'apertura inaspettata nel solo di Ian McDonald . Fallen angel punta sulla melodia inventata dall'acustica di Fripp e dall'oboe di Robin Miller pur virata d'acido, soprattutto nel ritornello, dalla chitarra elettrica e i dai sax. Providence è decisamente la traccia più sperimentale e improvvisativa anche se l'improvvisazione dei King Crimson è ben contenuta in rigide geometrie. Il pezzo si apre con il dialogo tra il violino di David Cross e le percussioni; è Fripp con i suoni lancinanti della sua chitarra a far salire il brano mentre Bruford esplora complesse poli-ritmie.

Un capolavoro assoluto - forse la cosa migliore scritta dal Re Cremisi - è la conclusiva Starless una suite visionaria e lisergica dal respiro strumentale dilatato. Si apre con l'evocativa frase di Fripp e il canto di Wetton in costante dialogo con il sax di Mel Collins; dopo un momento riflessivo inizia la travolgente cavalcata strumentale, un crescendo a cui partecipano tutti i musicisti e guidato dall'ossessiva chitarra di Fripp. Non è facile descrivere l'irresistibile, quasi dolorosa tensione nell'attesa dell'esplosione parossistica di Bruford e McDonald, tra le lame elettriche di Fripp e la potenza devastante del basso di Wetton, che conduce alla ripresa della melodia iniziale.

Red è l'unico disco targato King Crimson dove i musicisti appaiono in copertina, quasi un volersi mettere a nudo, forse solo per questa volta, svelando tutta la profondità della loro sensibilità, senza mascherarsi dietro ad un raffinato tecnicismo o ad un elitario intellettualismo. Un disco che anche oggi ha ancora tante cose da dire, che è una perla, non solo nella discografia di questa band, ma anche nella storia più generale del rock: ascoltatelo, non ve ne pentirete.

Francesco Soliani Jazzer.it

Pubblicato nel 2007

Le Recensioni

:: In The Court Of The Crimson King

:: In the wake of Poseidon

:: Starless and Bible Black

:: Red

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King Crimson - Starless

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