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King Crimson: la storia del gruppo

King Crimson: discografia completa

In the wake of Poseidon dei King Crimson:
la track list

In the wake of Poseidon: la copertina dell'album
  • 1. Peace - A Beginning
  • 2. Pictures Of A City
  • (Including 42nd At Treadmill)
  • 3. Cadence And Cascade
  • 4. In The Wake Of Poseidon
  • (Including Libra's I Theme)
  • 5. Peace - A Theme
  • 6. Cat Food
  • 7. The Devil's Triangle
  • Including:
  • A) Merday Morn
  • B) Hand Of Sceiron
  • C) Garden Of Worm
  • 8. Peace - An End
  • La formazione:
  • Mel Collins .....Saxes & Flutes
  • Robert Fripp ....Guitar, Mellotron, & Devices
  • Michael Giles ..Drums
  • Peter Giles .......Bass
  • Greg Lake .........Vocals
  • Peter Sinfield ..Words, Sleeve Design, Inside Painting
  • Keith Tippet .....Piano
  • Gordon Haskell ..Vocals

In the wake of Poseidon
(King Crimson)

la nostra recensione

Dopo poco meno di sette mesi dal clamoroso ed inatteso successo di "In the court of the Crimson King", esce nel 1970 "In the wake of Poseidon", ideale continuazione dell'album precedente, ma anche ponte verso il successivo "Lizard" che vedrà la luce nello stesso anno. Alcuni brani, per costruzione ed atmosfere, fanno pensare che fosse materiale già pronto per "In the court", ma in un primo momento scartato perché, in quegli anni, era impensabile pubblicare un album doppio, ancor di più per un gruppo agli esordi, e la capacità di un vinile era quella che era...

Alcuni brani, in effetti, sono registrati con la stessa formazione del primo album, ovvero Robert Fripp alle chitarre, al mellotron e alle apparecchiature elettroniche, Greg Lake alla voce, Michael Giles alla batteria. Manca solo Ian Mc Donald, il flautista, che, dopo una fugace incisione in duo con lo stesso Michael Giles, fonderà poi i Foreigner. Lo stesso Greg Lake, si limita a cantare, lasciando il basso al fratello di Michael Giles, Peter, ed abbandonerà il gruppo nel corso della registrazione per unirsi a Keith Emerson e Carl Palmer e fondare i monumentali Emerson, Lake and Palmer. Al suo posto subentrerà Gordon Haskell per la delicata interpretazione di "Cadence and Cascade".

Al gruppo si uniscono anche il pianista free jazz Keith Tippet, poi fondatore dei Centipede, Mel Collins al sax e al flauto, grandissimo session man, che, nel corso della sua lunghissima carriera, collaborerà tra gli altri con artisti del calibro degli Uriah Heep, Humble Pie, Alan Parsons Project, Genesis, Dire Straits, Rolling Stones, Eric Clapton, Clannad, Camel, Alvin Lee, Tears for Fears, Tina Turner, Roger Waters e scusate se è poco...

L'incontro tra Mel Collins e Fripp avviene, come spesso accadeva a cavallo della fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, al Marquee Club di Londra, al numero 90 di Wardour Street, tra Piccadilly Circus ed Oxford Street. Il Marquee nasce nel 1958 come jazz club, ma avrà il suo massimo splendore negli anni dal 1965 al 1985, una via di mezzo tra un pub e un club musicale, spartano, un palco di assi di legno in un angolo e non più di 300 posti rigorosamente in piedi davanti ad esso, nessuna separazione tra band e pubblico. Il management del Marquee, in particolare John Gee, seppe fiutare l'aria che si respirava a Londra in quegli anni, e passò dal jazz al rock e al pop aprendo le sue porte ad una miriade di gruppi e artisti sconosciuti, molti dei quali entreranno a far parte della storia della musica contemporanea. Quelle tavole di legno videro esibirsi, tra gli altri, artisti allora sconosciuti che si chiamavano Rolling Stones, David Bowie, Jimi Hendrix, Yardbirds, Small Faces, Led Zeppelin e Pink Floyd, successivamente i primi gruppi punk, come i Sex Pistols, i Damned, Generation X, ma anche i Dire Straits, per finire ai REM e agli U2. Il club chiuse definitivamente nel 1988 e in quegli storici locali ora c'è uno dei più rinomati ristoranti di Londra, Mezzo. Alla fine degli anni sessanta, ogni domenica sera si esibivano i Circus, gruppo progressive di brevissima esistenza, cui seguivano immancabilmente i King Crimson. Nei Circus militava appunto Mel Collins e, sebbene Fripp snobbasse il gruppo che li precedeva, tanto distanti erano le forme musicali, evidentemente fu colpito dalla bravura del sassofonista, tanto che, quando Ian Mc Donald decise di lasciare il gruppo, la scelta cadde inevitabilmente su Mel.

Ovviamente fa parte della band, ispiratore dei brani e alter ego di Fripp, il visionario Peter Sinfield, autore di tutti i testi. Il modo di scrivere di Sinfield era esattamente ciò che Fripp desiderava, la parola usata in forma di strumento, spesso di suono, più che di contenuto: è per questo motivo che i testi dei brani dei King Crimson, con le dovute eccezioni, sono intraducibili, sono spesso solo sequenze di sostantivi ed aggettivi apparentemente slegati tra loro, come parole in forma di flash.

Si comprende da questo tourbillon di artisti come i King Crimson, più che una band, fossero e sono tuttora un vero e proprio "laboratorio musicale", una fucina di sperimentazioni che ruota attorno al perno di Fripp, artista fuori da tutti gli schemi, dispotico e irascibile, geniale ed egocentrico, lucido e visionario. Questo suo carattere instabile si riflette più o meno pesantemente sulla musica del gruppo. L'alternanza di album più o meno riusciti e di brani più o meno riusciti all'interno dello stesso album derivava in gran parte dalla maggiore o minore sintonia di Fripp con sé stesso e con il resto dei musicisti. La perfezione maniacale del suono, dell'effetto, dell'atmosfera ha sempre reso la vita difficile ai suoi compagni di viaggio e ad ogni incisione, ad ogni tour, era inevitabile un graduale deterioramento nei rapporti con gli altri musicisti ed il loro abbandono, tanto che Fripp, nel 1975, a soli sei anni di distanza dalla nascita della band ne decretò ufficialmente la fine.

Seguirono anni di sperimentazione a fianco di Eno, ex Roxy Music, Peter Gabriel, ex Genesis, sino agli inizi degli anni ottanta in cui riprese il progetto King Crimson, ma in forma sempre più estrema e molto lontana dal progressive jazz degli inizi.

Dunque il secondo album del gruppo, "In the wake of Poseidon", ricalca le orme di "In the court of the Crimson King": alla metallica "Pictures of a city", fa seguito la sognante "Cadence and cascade" e l'epica "In the wake of Poseidon", "Cat food" fa intravvedere quel progressive free jazz che che diventerà il motivo predominante dei successivi album, mentre "The Devil's triangle" è un brano di ricerca strumentale portata all'inverosimile, un vero e proprio esasperante delirio musicale. Questi brani sono intervallati da tre piccoli gioielli, intitolati "Peace", ciascuno elaborazione dello stesso concetto musicale, ma espresso in forme diverse.

PEACE (A BEGINNING)

Brano cantato, anzi sussurrato, privo di alcuna strumentazione, solo la voce di Greg Lake, lontana....

"Sono l'oceano illuminato dal fuoco, sono la montagna: Pace è il mio nome...
Sono il fiume toccato dal vento, sono la storia: non avrò mai fine..."

PICTURES OF A CITY ( including 42nd at Treadmill )

Immagini di una città, scorci inquietanti, inumani, angoscianti....

"..volto freddo di cemento ricoperto d'acciaio, sguardo aspro e penetrante
tra lenti incrinate e graffiate..."

Il brano inizia con tutti gli strumenti all'unisono per sfociare in un giro di chitarra e fiati nel quale domina il sax baritono di Mel Collins, strumento mai usato fino a quel momento nella storia del rock di tutti i tempi, poi la strofa dura, acida, inquietante che rompe l'atmosfera ipnotica, razionale e geometrica del giro armonico.

Dopo la seconda strofa un lancinante salendo di chitarra introduce un riff jazz, che si spezza in più parti, con il basso e la batteria che galoppano in sottofondo e gli altri strumenti che duellano in primo piano. Poi un colpo di genio! La frase musicale si tronca: tutti gli strumenti assieme suonano le stesse note e fanno le stesse pause, come la corsa di un fiume di automobili o di un nugolo di persone regolate da un ipotetico semaforo all'incrocio di una qualunque metropoli....

Dal nulla il basso tesse una tela nella quale si muove un ragno minuscolo, le corde della chitarra di Fripp, prima pizzicate, poi in risonanza, si inserisce la batteria in un contrappunto tutto in levare con passaggi magistrali, la chitarra sale in una scala dissonante e improponibile e riattacca la strofa per portarci al finale che ricorda, per certi versi "21st Century Schizoid Man" in un delirio di suoni a finire...

"...un bastone da cieco, un cieco ubriaco non possono vedere
una bocca asciutta, la lingua di un muto non possono parlare:
sogno carnale di cemento, conchiglia infranta, anima perduta, traccia perduta,
perduta nell'inferno..."

CADENCE AND CASCADE

Brano totalmente acustico, l'unico cantato da Gordon Haskell.

Molti traducono il titolo come due sostantivi, "cadenza e cascata", in realtà "Cadence and Cascade", acronimo delle cosiddette "groupies", è il racconto, in forma lirica, della realtà di una coppia di quelle ragazze, spesso disadattate, che accompagnavano sempre i musicisti rock nei loro spostamenti da città a città, da concerto a concerto, parte stessa del gruppo, cortigiane e concubine.

Cadence e Cascade si prendevano cura di un uomo di nome Jade,
tranquille nell'ombra, mentre lui si offriva al suo pubblico,
sussurrando con fusa di gatto: "usaci finché vuoi, noi siamo solo al tuo servizio

Un arpeggio di chitarra acustica in scala ascendente introduce il cantato, suadente e vellutato, di Gordon Haskell. L'inciso preceduto da un breve passaggio di batteria ritrova il pieno degli strumenti e, sullo sfondo, il sognante piano di Tippet che dà maggior leggerezza all'atmosfera, semmai ce ne fosse bisogno. Il brano è ulteriormente arricchito verso la metà da uno splendido ed ispirato assolo di Mel Collins al flauto traverso. Il brano prosegue nella sua leggiadria sino al finale dove primeggia il flauto di Mel accompagnato da leggeri passaggi sui piatti di Michael Giles, mentre gli altri strumenti tessono una tela fragile e sognante...

"In una carovana di roulotte dove spariscono i magici lustrini, schiave del gioco,
Cadence, unta d'amore, lambiva la sua mano guantata di velluto,
Cascade ne baciava il nome...."

IN THE WAKE OF POSEIDON ( including Libra's Theme )

Con questo brano si ritorna all'epico crimsoniano di "In the court of the Crimson King", almeno nelle atmosfere, ma qui vengono introdotte delle novità che ritroveremo nei successivi lavori dei King Crimson, specialmente "Lizard" e "Larks' tongues in aspic", ovvero l'utilizzo del suono delle parole come parte integrante della strumentazione del gruppo. La scelta operata da Sinfield di un vocabolo anziché di un altro è strettamente connesso a questo aspetto voluto da Fripp.

Il brano, visionario ed eccentrico come sempre, parrebbe, ad una prima lettura, collegarsi al filone "mitologico" tipico del Progressive, l'accenno a Platone, la stessa figura di Poseidone, ovvero Nettuno, nel titolo, lo farebbe supporre, ma il testo in sé prende spunto da un dio terribile come Nettuno, in origine divinità dei terremoti, poi dio delle fonti e dei corsi d'acqua, ma soprattutto del mare, di questo immenso regno popolato di mostri spaventosi, per addentrarsi nel territorio minato della violenza insita nell'animo umano, rappresentata qui dalle guerre di religione.

"I re al servizio del vescovo roteano le spade del giuramento,
incidono la parola 'Fede' su sepolcri senza nome.
Gruppi di streghe accumulano cenere e sabbia:
ruota, cappio e catena per gli schiavi...
Le mani degli eroi striano di sangue le pietre per pulire il coltello incrostato..."

...e ancora...

"I Magi abbacinati dalla visione luminosa
confondono la morte per timore della vita,
i loro figli s'inginocchiano davanti a Gesù
finché comprendono qual'è il prezzo dei chiodi,
mentre tutt'intorno nostra Madre Terra attende
con i piatti della bilancia in equilibrio..."

L'introduzione con mellotron che simula una sezione di violini piuttosto acida è eseguita personalmente da Robert Fripp e sarà, assieme alle percussioni di Michael Giles, il motivo dominante di tutto il pezzo. Michael, per questo brano, utilizza un'accordatura molto rigida delle pelli della batteria, in modo da ottenere un suono secco, quasi esplosivo, dello strumento. L'amplificazione della batteria è diretta, senza usare riverberi o echi, a favorire la durezza e immediatezza del suono.

All'introduzione segue una breve pausa, poi batteria e basso accompagnano la strofa con la chitarra acustica impegnata in un arpeggio e lievi tessiture. L'inciso è caratterizzato dal mellotron in sottofondo, da leggeri tocchi sui piatti e secchi passaggi di batteria, poi sale il mellotron per introdurre la seconda strofa nella quale si nota per la prima volta l'uso musicale delle parole di cui ho fatto cenno nell'introduzione. Notate infatti come viene pronunciata la frase "to spoil the feast": non pare una svisata di chitarra?

Libra's Theme vede il mellotron simulare nuovamente una sezione d'archi e contropennate di chitarra sullo sfondo, come suoni d'arpa. Rullii di batteria, secchi, collegano le varie parti complesse del Tema, mentre un finale in crescendo introduce la terza strofa ed anche in questa si può notare l'uso musicale delle parole nella frase

Magi blind with visions light

La quarta strofa introduce il finale del brano, lungo oltre tre minuti, in cui si aggiunge un ulteriore mellotron che simula un coro di voci, nel quale troviamo un assolo di batteria del tutto inusuale per la musica rock di tutti i tempi, più comune nella musica jazz. Quando si parla di "assolo di batteria" nell'ambito della musica rock viene in mente il batterista che picchia sulle pelli e sui piatti, magari supportato da un basso, in completa solitudine e totalmente estraniato dal brano. Beh, questo assolo è completamente diverso. Nel finale di questo brano, tutti gli strumenti, per così dire, "solistici" passano in secondo piano creando un tappeto armonico sul quale la batteria diventa la protagonista assoluta, cioè si invertono totalmente i ruoli, la genialità di Fripp! Quello che ne esce è qualcosa di straordinario perché il batterista non si limita ad effettuare dei passaggi, ma esce e rientra nella ritmica sulla base della sua sensibilità e fantasia, accorciando ed allungando le battute a propria discrezione. Per l'ascoltatore è come assistere ad uno spettacolo pirotecnico. E quando tutto sembra essere finito, ecco che ricomincia con un passaggio lunghissimo e ad una velocità supersonica per sfumare poi con tutta la band...

Fantastico... Credo che un pezzo così dovrebbe essere ascoltato da un qualunque batterista novello: scoprirebbe potenzialità altrimenti inespresse del proprio strumento...

"Aria, Fuoco, Terra e Acqua,
equilibrio della trasformazione,
il mondo sui piatti della bilancia..."

PEACE (A THEME)

Brano interamente strumentale che riprende il tema iniziale con Fripp che si diverte con le sonorità di una chitarra classica dimostrando di essere anche un ottimo esecutore, oltre che arguto ricercatore e sperimentatore...

CAT FOOD

Sinfield questa volta tratta il tema della società consumistica, inventando massaie dai nomi quanto meno improbabili di "Lady Supermarket", "Lady Window Shopper" o "Lady Yellow Stamper" alle prese con le schifezze che ci propinano sugli scaffali dei supermercati e dei negozi.

"Lady Window Shopper con una creatura nella carrozzina agita un intruglio chimico...
Mai preoccuparsi di una scatola di 'Hurri Curri':
è avvelenato in maniera speciale per voi! "

Questo brano comincia a mostrare qualche spinta verso il jazz rock che sarà il motivo predominante negli album successivi.

Il brano inzia con un giro di basso e Keith Tippet che saltella come uno scoiattolo sulla tastiera del suo piano in un'alchimia di complessi intrecci ritmici. I due stili si fondono. Infatti tanto la strofa è in puro stile free jazz, quanto l'inciso è tipicamente rock. Dopo il primo inciso, la chitarra di Fripp, utilizzando un substain, esegue una nota lunghissima che passa da un orecchio all'altro per poi esplodere con fragore e reintrodurre l'inciso, cui segue una ripresa dell'introduzione con basso e batteria a marcare il tempo ed accordi pieni di chitarra a sottolineare i passaggi, mentre Tippet sullo sfondo continua a saltellare sui tasti denotando in maniera incontrovertibile l'estrazione free jazz del pianista. Il brano termina pensosamente con una sequenza di note di piano alla quale si aggiungono sommessamente gli altri strumenti a finire...

THE DEVIL'S TRIANGLE ( including Merday Morn, Hand of Sceiron, Garden of worm )

Anche questo è un brano totalmente strumentale, sperimentale e sicuramente complesso. Si ispira, o meglio riprende, pur non essendo citata la cosa nei credits dell'album, una parte della suite "I Pianeti" di Gustav Holst, compositore inglese del secolo scorso, in particolare il movimento di "Mars, bringer of war" scritta nel 1914, poi successivamente utilizzata, con i corretti riferimenti all'autore, anche da da Frank Zappa nel brano "The Evil Prince" del 1971 e da Emerson, Lake and Powell nel 1987 (non è un errore di battitura: Cozy Powel prese il posto di Carl Palmer alle percussioni in una delle tante formazioni del gruppo dopo lo scioglimento ufficiale).

Da lontano un rullìo di tamburi, una marcia militare, mellotron e basso in sordina danno l'incedere ed il senso di avvicinamento all'ascoltatore. Il ritmo è cupo, incombente, una minaccia è nell'aria.

Prorompe il mellotron con violenza per poi dissolversi in una parte più lieve. Sullo sfondo il rullìo della batteria dà sempre questa atmosfera di pericolo latente. Si odono come delle esplosioni lontane finché un crescendo introduce una parentesi in cui i suoni ricordano molto da vicino quelle atmosfera psichedeliche che si ritrovano nella parte centrale della suite di "Atom Heart Mother" dei Pink Floyd uscito anch'esso nel 1970 ( le contaminazioni e i riferimenti ad altri gruppi erano molto comuni all'epoca, suonando i vari gruppi sempre negli stessi locali ). Accordi appena accennati di piano in sottofondo mentre gli altri strumenti suonano cacofonie in un delirio strumentale che ha pochi eguali. La sequenza è ossessionante e monocorde fino a sciogliersi in una violenta scala ascendente, nella quale il mellotron spicca su tutti gli altri strumenti.

D'improvviso il vento fischia da un orecchio all'altro, schiocchi di legni battuti chissà dove...

Dopo una breve pausa, cambia il ritmo, si fa più veloce, l'atmosfera non è più incombente, è il presente...

Tutto è attorno a noi e ci avvolge, in una sarabanda di suoni, di urla, di gemiti come di personaggi deformi ed irreali che ci circondano in questo delirio di musica, dove gli strumenti cominciano ad andare ognuno per conto suo, il ritmo scema, i suoni schizzano via come spinti via dalla forza centrifuga. Dal nulla in fondo riemerge il riff di "In the court of the Crimson King" a sottolineare la continuità del discorso musicale del Re Cremisi...

...poi tutto scema....

PEACE (AN END)

Torna il tema di "Peace", Lake in perfetta solitudine canta le prime due strofe...

"Pace è una parola del mare e del vento
Pace è un uccello che canta mentre sorridi.
Pace è amare un nemico come di un amico,
Pace è l'amore che riversi su un bambino...

Su un arpeggio di chitarra, l'inciso:

"Cercandomi guardi dappertutto ma non accanto a te,
cercandoti, guardi dappertutto, ma non dentro di te...."

Poi l'ultima strofa, accompagnata dalla chitarra di Fripp...

"Pace è un ruscello che sgorga dal cuore di un uomo,
Pace è un uomo che si spinge verso l'alba,
Pace è l'alba di un giorno senza fine,
Pace è la conclusione, come la morte della guerra...."

...va a chiudere con la voce in una eco in lontananza questo album davvero sorprendente...

"Chi vede come noi uomini siamo fatti
e pensa che la guerra è bella o che valga più della pace
è storpio di mente".
Cartesio (1596-1650)

Starless

Le Recensioni

:: In The Court Of The Crimson King

:: In the wake of Poseidon

:: Starless and Bible Black

:: Red

Da Youtube

King Crimson - In the Wake of Poseidon

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