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The Moody Blues - Nights In White Satin

Moody Blues

I Moody Blues, assieme ai Procol Harum, Nice, Amazing Blondel, Jethro Tull e qualche altro, hanno avuto il merito di iniziare la breve (ma entusiasmante) avventura del Rock Progressivo, anzi proprio perchè la iniziarono oggi sono catalogati come appartenenti al Proto Progressive.

Sicuramente meno incisivi degli altri, non hanno creato una sequela di pezzi storici, di quelli conosciuti anche dai ragazzi che oggi si avvicinano alla musica suonata. Altrettanto sicuramente hanno lasciato ai posteri, bloccato nell'empireo senza tempo della musica, Nights in White Satin: questo pezzo sì conosciuto da tutti (anche se forse pochi ne conoscono la paternità). Il brano esce nel 1967, subito dopo esce in Italia la versione dei Profeti e poi quella dei Nomadi che ne sancisce il successo nel nostro paese.

Val la pena di fare un inciso per spiegare qual'era la situazione della musica in Italia: era il tempo delle cover, di versioni, cioè, in lingua italiana che dell'originale mantenevano solo la musica, perdendo anche gran parte degli arrangiamenti. I testi, poi, erano del tutto diversi. Perchè? Perchè il pubblico italiano non era certamente pronto ai testi dai significati profondi, onirici o esistenziali che fossero: ciò che "passava" nel gusto italiano erano le storie d'amore, di gelosia, come nel caso di Ho difeso il mio amore (Night in White Satin). Un esempio pratico?

Night in White Satin
Gazing at people
Some hand in hand
Just what I’m going through
They can’t understand
Some try to tell me
Thoughts they cannot defend
Just what you want to be
You‘ll be in the end

(traduzione)
Osservo la gente,
alcuni sono mano nella mano
Esattamente il momento che sto attraversando
loro non possono comprenderlo
Qualcuno prova a raccontarmi
pensieri che non possono sostenere
Esattamente ciò che vorrai essere
alla fine sarai

Ho difeso il mio amore
C’era una data
l'otto di maggio,
lei era bella,
era tutto per lui.
Poi venne un altro,
gliela strappa di mano
cosa poi sia successo
lo capite anche voi.

Molto difficile, anche per quei pochi che bramavano i brani originali, sentirli: le emittenti radiofoniche passavano (pure pochino) solo Beatles e Rolling Stones,la televisione idem (ed ancora di meno), i concerti erano molto rari. Unica possibilità era quella di ascoltare i programmi radiofonici stranieri.

I Moody Blues prima maniera nascono come gruppo rhythm and blues nella Birningham (Inghilterra) del 1964. Ray Thomas (flauto) e Michael Pinder (tastiere) provengono dai El Riot and the Rebels, gruppo che suonicchiava a livello locale; a loro si uniscono Denny Laine, Graeme Edge e Clint Warwick e, dopo un periodo passato a suonare al mitico Marquee, firmano un contratto con la Decca ed incidono il primo singolo, Steal Your Heart Away che passa del tutto inosservato.

Il successo arriverà nel 1965 con il singolo Go now! (che successivamente diventerà album): primi indiscussi nelle classifiche inglesi ed un ottimo piazzamento in quelle americane. Entrambi i brani sono dei rhythm and blues.

Calma piatta per un anno durante il quale escono Warwick e Laine sostituiti da John Lodge (ex El Riot) e da Justin Hayward. La nuova formazione inizia a pensare che forse cambiare genere non sarebbe male, così iniziano ad avvicinarsi alla neonata psichedelia, ma la vera svolta avverrà per merito di Michael Pinder e mellotron è la parola magica: Michael Pinder lavora alla progettazione di questo incredibile strumento per la Streetly Electronics, riesce a farsene dare uno (con l'aiuto sembra del produttore del gruppo Peter Knight) con il risultato che i Moody Blues saranno il primo gruppo ad usarlo. Il singolo di apparizione del mellotron è Love and Beauty, uscito nell'agosto del 1967, ma il successo arriva nel novembre dello stesso anno con Nights in White Satin, anche questo singolo, che racconta la storia di una prostituta uccisa per amore da un cliente.

Nello stesso mese esce il primo album, Days of Future Passed, inciso con la London Festival Orchestra ed il successo si ripete in grande stile: qualche accenno di rhythm and blues ma soprattutto i semi di progressive e psichedelia si leggono in modo inconfutabile.

Successo riconfermato dal secondo album, In Search of the Lost Chord del 1968, poggiato tutto sulle spalle del mellotron visto che la casa discografica non era propensa a sbarsare nuovamente un sacco di soldi per pagare un'orchestra sinfonica. Il mellotron se la cava alla grande ed è in perfetto accordo con l'anima dell'album: meditazione trascendentale. Nulla di strano, in questo: l'India, in quegli anni, era la terra promessa assieme alla speranza di un mondo senza interessi economici e dove la spiritualità avrebbe illuminato coscienze e menti.

Le sonorità dell'album sono ancora di forte matrice psichedelica, si sentono gli influssi dei Beatles anche nell'uso del sitar, ma il dado è sicuramente tratto ed i Moody Blues sono ormai più di una promessa.

Ma la prosecuzione del primo album arriva con On the Threshold of a Dream del 1969: più intensa l'impronta progressive anche nel taglio delle canzoni ed un uso del flauto che a tratti ricorda i Jethro Tull. L'impronta si accentua con il successivo, To Our Children’s Children’s Children, uscito a pochi mesi di sitanza dal precedente: è progressive ed anche se i brani rimangono staccati senza il caratteristico uso delle suite l'album comunque assume una connotazione di "tutt'uno" che dà continuità ai pezzi.

Si arriva alla stasi, dal punto di vista della qualità, del 1970, con A question of Balance, stasi che il mercato non recepisce visto che l'album si piazza al terzo posto nelle classifiche americane e primo in quelle inglesi.

Il successo arrise ai Moody Blues ancora per qualche album, ma in fondo il loro compito per il progressive l'avevano già svolto.

Rosalba Crosilla

E ancora

:: Concerto Amsterdam - 15/16 ottobre '08

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Moody Blues
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Michael Pinder - Moody Blues
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