Altre pagine per i Procol Harum

1967 Procol Harum

1968 Shine On Brightly

1969 A Salty Dog

1970 Home Studio

1971 Broken Barricades

1972 In Concert with the Edmonton Symphony Orchestra Live

1972 The Best Of (compilation)

1973 Grand Hotel

1974 Exotic Birds And Fruit

1975 Procol's Ninth

1977 Something Magic

1991 The Prodigal Stranger

1995 The Long Goodbye

1998 Three Classic Albums

2003 The Well's on Fire

Approfondimenti:

A whiter shade of pale:
una criptica perla

"A Whiter Shade of Pale" , dei Procol Harum è l'alchimia che a volte, senza alcun motivo apparente, si innesca e rimane lì, immutata nel tempo: il testo ermetico di Keith Reid, sul quale critici e fans continuano a scervellarsi, una melodia struggente vagamente ispirata all’Aria sulla quarta corda dalla Suite n. 3 in sol maggiore di Johann Sebastian Bach, il mitico organo Hammond che massacra di brividi la pelle dell'ascoltatore, la voce pastosa, calda e graffiante da bluesman di Gary Brooker.

Uscita, anzi, esplosa nel 1966, si becca nel 1968 il premio come migliore canzone dell'anno, e possiamo dire che da quel momento la sua notorietà non è mai scesa, anzi. Dicono siano state 800 le cover version tra le quali quella di Annie Lennox del 2009, ma, dalla sfilza di nomi illustri, possiamo citare Bonnie Tyler, Michael Bolton, Engelbert Humperdinck, Richard Clayderman, Eric Clapton, Joe Cocker, Buddy Richard .... Inserita in varie colonne sonore di film, secondo una classifca stilata da BBC e PPL (Phonographic Performance Limited) è il brano più suonato nei luoghi pubblici degli ultimi 75 anni (da quando esiste la PPL per intenderci)

Personalmente continuo a preferire l'Originale (maiuscolo), con quella che continua a venir considerata una delle più belle voci del rock, Gary Brooker, e con quell'arrangiamento pulito, essenziale ed epico che, a distanza di quasi 50 anni non riesce proprio a perdere splendore.

Come se non bastasse (e lo dicevo all'inizio) il testo continua ad essere tanto coinvolgente quanto criptico. Mogol, nella traduzione in italiano per la cover Senza Luce dei Dik Dik l'ha glissato in pieno: al di là del fatto che in Italia eravamo abituati a testi molto, molto più semplici, provar a comprendere questo per poi tradurlo sarebbe stata davvero un'impresa non dappoco.

We skipped the light Fandango[1]
Turned cartwheels 'cross the floor
I was feeling kinda seasick
But the crowd called out for more
The room was humming harder
As the ceiling flew away
When we called out for another drink
The waiter brought a tray

And so it was that later
As the miller told his tale [2]
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale

She said: "There is no reason
And the truth is plain to see"
But I wandered through my playing cards
And would not let her be
One of sixteen vestal virgins
Who're leaving for the coast
And although my eyes were open
They might just as well've been closed

And so it was…

Ignorammo le luci del Fandango
Come i carrelli che giravano sul pavimento
Sentivo una specie di mal di mare
Ma la folla chiedeva il bis
Nella stanza il mormorio era così forte
Da far volar via il soffitto
Quando chiedemmo ancora da bere
Il cameriere arrivò con un vassoio

E fu così che poi
Mentre il mugnaio raccontava la sua storia
Il volto di lei, dapprima solo spettrale,
Schiarì in un'ombra pallida

Lei disse: "Non c'è motivo
Lo vedi da solo come stanno le cose"
Ma io vagavo fra le mie carte da gioco
E non avrei permesso che lei fosse
Una delle sedici vergini vestali
In partenza per la costa
E anche se i miei occhi erano aperti
Sarebbe stato lo stesso se fossero stati chiusi

E fu così…

[1] Fandango: in molte traduzioni viene inteso come la danza spagnola, ed il resto del verso ci starebbe bene, ma dopo aver letto numerose interviste sia al paroliere Keith Reid che a Gary Brooker, mi sento di avvalorare la tesi che si tratti di un locale, il Fandango, che sta semplicemente chiudendo.

[2] Il prologo e il racconto del Mugnaio è la seconda novella de I racconti di Canterbury (1380 circa), un'opera in versi (incompiuta) del poeta inglese Geoffrey Chaucer.

Un gruppo di pellegrini, persone di varia estrazione sociale, si incontrano in una locanda per iniziare il loro viaggio: la visita il santuario di Saint Thomas Becket, a Canterbury. L'oste si offre di far loro da guida e propone di ingannare il tempo del percorso raccontando ognuno quattro storie, due all'andata e due al ritorno, mentre l'oste alla fine giudicherà la storia più bella.

Una delle storie è narrata da un mugnaio e parla di un amante che, convinto di baciare la sua bella, bacia invece il posteriore di un falegname: plausibile, a questo punto, l'impallidire deciso della ragazza, davanti ad una storiella sconcia.

Eppure (anche questo in diverse interviste) Keith Reid sostiene di non aver mai letto I racconti di Canterbury. Non c'entra nulla, quindi, il mugnaio della storia con il testo della canzone?

In un'intervista a SongFacts, Keith Reid dice:

"It's sort of a film, really, trying to conjure up mood and tell a story. It's about a relationship. There's characters and there's a location, and there's a journey. You get the sound of the room and the feel of the room and the smell of the room. But certainly there's a journey going on, it's not a collection of lines just stuck together. It's got a thread running through it.

I feel with songs that you're given a piece of the puzzle, the inspiration or whatever. In this case, I had that title, 'Whiter Shade of Pale,' and I thought, There's a song here. And it's making up the puzzle that fits the piece you've got. You fill out the picture, you find the rest of the picture that that piece fits into."

"E' una specie di film, in realtà, che cerca di evocare l'umore e raccontare una storia. Si tratta di una relazione. Ci sono i personaggi e c'è un luogo, e c'è un viaggio. Puoi ottenere il suono della stanza e la sensazione della stanza e l'odore della stanza. Ma certamente c'è un viaggio in corso, non è una collezione di idee senza connessione. Ha un filo che le unisce. "

"Quello che provo con le canzoni è come quando si ha un pezzo di puzzle, l'ispirazione o una qualsiasi altra cosa. In questo caso ho avuto quel titolo, 'Whiter Shade di Pale' e ho pensato, c'è una canzone qui. E si compone il puzzle inserendo il pezzo che hai. Cerchi di comprendere il quadro generale, trovi quello che manca ed inserisci quel pezzo."

Altra intervista, del 2008 alla rivista Uncut, sia allo stesso Keith Reid che a Gary Brooker:

Gary Brooker:

"I'd been listening to a lot of Classical music, and Jazz. Having played Rock and R&B for years, my vistas had opened up. When I met Keith, seeing his words, I thought, 'I'd like to write something to that.' They weren't obvious, but that doesn't matter. You don't have to know what he means, as long as you communicate an atmosphere. 'A Whiter Shade Of Pale' seemed to be about two people, a relationship even. It's a memory. There was a leaving, and a sadness about it. To get the soul of those lyrics across vocally, to make people feel that, was quite an accomplishment.

Keith Reid:

"I used to go and see a lot of French films in the Academy in Oxford Street (London). Pierrot Le Fou made a strong impression on me, and Last Year In Marienbad. I was also very taken with surrealism, Magritte and Dali. You can draw a line between the narrative fractures and mood of those French films and 'A Whiter Shade Of Pale.'

........ omissis .......

I had the phrase 'a whiter shade of pale,' that was the start, and I knew it was a song. It's like a jigsaw where you've got one piece, then you make up all the others to fit in. I was trying to conjure a mood as much as tell a straightforward, girl-leaves-boy story. With the ceiling flying away and room humming harder, I wanted to paint an image of a scene. I wasn't trying to be mysterious with those images, I wasn't trying to be evocative. I suppose it seems like a decadent scene I'm describing. But I was too young to have experienced any decadence, then, I might have been smoking when I conceived it, but not when I wrote it. It was influenced by books, not drugs.

Gary Brooker:

"Avevo ascoltato un sacco di musica classica e Jazz. Avevo suonato il rock e R & B per anni, i miei orizzonti si erano aperti. Quando ho incontrato Keith, leggendo i suoi testi ho pensato: 'Mi piacerebbe scrivere qualcosa su questo.' Non erano chiari, evidenti, ma questo non importa. Non è necessario comprenderne il significato, ma comunicare un'atmosfera. 'A Whiter Shade Of Pale' sembrava racconare di due persone, di un rapporto. E 'un ricordo. C'era una partenza e un'atmosfera triste. Raggiungere l'anima di quei testi attraverso l'enfatizzazione, per farli sentire alle persone non era cosa dappoco.

Keith Reid:

"Avevo l'abitudine di andare a vedere un sacco di film francesi alla Westminster Academy di Oxford Street (Londra). Pierrot Le Fou mi ha fortemente impressionato, come "L'anno scorso a Marienbad". Ero anche molto preso dal surrealismo, Magritte e Dalì. È possibile tracciare una linea tra la narrativa e lo stato d'animo di quei film francesi e 'A Whiter Shade Of Pale'.

........ omissis .......

Avevo questa frase, 'a whiter shade of pale' ('una tonalità più bianca del pallido') che è stato l'inizio, e sapevo che era una canzone. E' come un puzzle in cui hai un pezzo, poi costruisci gli altri in modo che si adattino. Stavo cercando di evocare uno stato d'animo per poter raccontare in modo chiaro la storia di una ragazza che lascia lascia il suo ragazzo. Con quel soffitto che vola via e quella stanza fortemente rumorosa volevo tratteggiare l'immagine di una scena. Non stavo cercando di essere misterioso, con quelle immagini, solo evocativo. Suppongo che possa sembrare una scena decadente, ma ero troppo giovane conoscere la decadenza, allora, avrei potuto aver fumato quando l'ho concepita, ma non quando la scrissi. Sono stato influenzato dai libri, non dalla droga.

Chilometriche citazioni, ma ho ritenuto fossero necessarie.

La comprensione del testo, a questo punto, è semplice, senza che nulla venga tolto alla visione ed al mood. C'è un lui, ubriaco tanto da aver l'impressione d'esser su una nave, tanto da vivere in un'atmosfera surreale; surreale è anche la ragazza che, pallida più del pallido, gli sta dicendo che tutto è finito ("Non c'è motivo. Lo vedi da solo come stanno le cose"). La folla intorno, i rumori, lo colpiscono e si dilatano. Sente la voce della sua ragazza, mentre continua ad esser perduto nelle sue carte da gioco; la "sente" come una vestale, pronta al sacrificio estremo, quasi non fosse lei a decidere la fine della loro storia, ma un dio crudele e potentissimo. La salverà, si dice, non permetterà tutto questo ....... ma non gli è possibile entrare in contatto con la realtà, tanto che i suoi occhi aperti, potrebbero benissimo esser chiusi tanta è la distanza tra lui e quello che gli sta intorno.

Rosalba Crosilla

Pubblicato nel 2012

Le Foto

Gary Brooker e Keith Reid

Da Youtube

Procol Harum - A Whiter Shade Of Pale - Live - 1967

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