2. La strumentazione e la scena



La ricerca di un suono quanto più vicino alla musica sinfonica e medievale, porta i gruppi Progressive all’assimilazione di una nuova strumentazione o alla riscoperta di strumenti tradizionali, ma estranei fino ad allora al palcoscenico rock.

Inizialmente vengono introdotti nelle formazioni il flauto traverso ed il violino, ne sono un esempio le prime composizioni dei King Crimson, dei Genesis e, in Italia, della PFM, alle volte anche strumenti meno usuali come cornamusa, harmonium ed oboe, ma la grande mancanza sono le sezioni strumentali, tanto che in alcuni casi vengono ingaggiate delle vere e proprie orchestre.

Il punto di svolta si ha con l’introduzione del mellotron, strumento tanto semplice quanto geniale. Il mellotron è una tastiera, generalmente di tre ottave, in cui ogni tasto aziona la testina di un registratore ad esso collegato. Sul nastro possono essere incisi dei suoni e quindi violini, viole, strumenti a fiato, ma anche intere sezioni di strumenti ad arco o a fiato, cori, rumori, ogni nastro può contenere sino a tre tracce differenti lunghe 8 secondi ciascuna. Rilasciato il tasto, il nastro si riavvolge automaticamente ed è pronto per una nuova esecuzione. Il musicista, agendo appunto sui tasti, di fatto attiva una testina di un registratore facendo emettere allo strumento il suono che è presente sul nastro.

Mellotron

Mellotron

Ecco dunque che le formazioni possono allargare la propria strumentazione all’infinito, aggiungendo ai brani quelle atmosfere tipicamente sinfoniche o etniche che erano loro precluse, soprattutto nelle esecuzioni live.

Grande importanza in questo sound innovativo riveste l’organo e la scelta dei gruppi cade quasi sempre sull’Hammond, soprattutto sui modelli B3, C3 e L100, per il particolarissimo suono aspirato.

L’Hammond ha due tastiere sovrapposte da 61 chiavi ed una pedaliera di 25 chiavi basse. Una caratteristica unica che contraddistingue gli organi Hammond da tutti gli altri è la presenza sulla console di nove tiranti a stantuffo ciascuno impostabile su altrettante posizioni diverse, che, combinandosi tra loro, permettono al musicista di variare all’infinito le tonalità ed il volume dello strumento. In simbiosi con l’organo Hammond vi sono quasi sempre i diffusori della Leslie che, grazie ad un congegno elettromeccanico che convoglia il suono in un condotto elicoidale, genera un tremolo del tutto particolare.

Hammond C3

Organo Hammond C3

Note gravi e note acute vengono dapprima filtrate e poi indirizzate verso due distinti rotori, che girano a velocità disuguali, creando così una modulazione sonora sempre differente. Il Leslie 122 ed il Leslie 142 sono i modelli più famosi e generano un suono morbido e rotondo, quello che si ascolta nelle esecuzioni di Richard Wright dei Pink Floyd. Il Leslie 147 ed il Leslie 145 producono un suono più aspro e duro, quello preferito ad esempio da Jon Lord dei Deep Purple.

Altro strumento innovativo che trova spazio nelle esecuzioni Progressive è il Mini-Moog, progenitore del Sintetizzatore, strumento totalmente elettronico costituito da oscillatori, generatori d'inviluppo, mixer e filtri, una console piena di interruttori e manopole che regolano ogni aspetto del suono generato ed una tastiera a tre ottave e mezza. il Mini-Moog, con la sua possibilità di modulare il suono da nota a nota, consente per la prima volta al tastierista di “svisare”, ovvero di passare da una nota alla successiva attraverso le “non-note” dei suoni intermedi, possibilità fino ad ora riservata agli strumenti a corda, chitarra in testa a tutti.

Mellotron e MiniMoog

Mellotron con Mini-Moog

Sostanzialmente i modelli di chitarra più usati dai chitarristi Progressive sono due: la Fender Stratocaster e la Gibson Les Paul , anche nel suo modello Custom, amplificate dai giganteschi Marshall o dai piccoli Vox AC30. La scelta dello strumento è realizzata dal chitarrista in funzione della propria sensibilità, del genere di musica che ama suonare, della maneggevolezza del manico, della leggerezza o durezza dell’accordatura, della sonorità che vuole raggiungere.

Le Gibson Les Paul dal suono più caldo e armonico sono le preferite, ma anche le Fender Statocaster dal suono più chiaro e preciso hanno i loro estimatori.

Tra i chitarristi pro-Gibson si annoverano, tra gli altri, Robert Fripp dei King Crimson, Gary Green dei Gentle Giant, Steve Hackett dei Genesis, Martin Barre dei Jethro Tull, Steve Howe degli Yes, tra i pro-Fender David Gilmour dei Pink Floyd, Robin Trower dei Procol Harum. Altri chitarristi si alternano indifferentemente dall’una all’altra: è il caso di Andy Latimer dei Camel.

Fender Stratocaster

Fender Stratocaster

Gibson Les Paul Custom

Gibson Les Paul Custom

La ricerca di sonorità complesse fa sì che, davanti al chitarrista, appaiano pedaliere di tutti i tipi: dal substain per allungare la vibrazione della corda, ai controlli del volume e della tonalità, ai distorsori, all’E-bow, strumento elettronico che agisce su una singola nota, la fa vibrare e la sostiene e consente al chitarrista di ottenere suoni simili a quelli di un violino o di un flauto o atmosfere eteree ed impalpabili.

Quella che tradizionalmente è la sezione ritmica, basso e batteria, nel Progressive subisce un’impressionante evoluzione. Le complesse tessiture ed i cambi repentini di tempo esaltano le doti degli strumentisti chiamati per la prima volta anche a vere e proprie esecuzioni solistiche al pari di tutti gli altri membri del gruppo. Tra gli strumenti assume una buona popolarità il basso Rickenbacker dal suono secco e metallico usato, tra gli altri, da Mike Rutherford dei Genesis, Chris Squire degli Yes, Roger Waters dei Pink Floyd ed appaiono percussioni inusuali, come gong, campane tubulari, strumenti dalle origini etniche più svariate e i Roto Tom, dei tom-tom sintetici montati su un telaio d’acciaio che hanno la possibilità, ruotando sul supporto, di modificare la tonalità del suono emesso, creando interessanti effetti di movimento.

Rickenbacker 400x

Basso Rickenbacker 400x

Roto Tom

Roto Tom

Con gli strumentisti spesso impegnati in esecuzioni complesse, spesso seduti davanti ad uno spartito, la presenza scenica è fatalmente ridotta all’osso. Occorre studiare forme nuove di catalizzazione dell’attenzione dello spettatore che sopperiscano alla staticità degli strumentisti. Alcuni gruppi, come i Pink Floyd, utilizzano luci e fumo, laser e sfere riflettenti come coreografia alla musica, altri performances con il proprio strumento come Keith Emerson che accoltella o da fuoco al proprio Hammond durante il concerto. I Genesis sfruttano invece l’inventiva e la vena eclettica di Peter Gabriel per creare attorno ai brani un vero e proprio spettacolo fatto di costumi, travestimenti, luci ed ombre sapientemente spalmate sulla scena per sottolineare una storia, una situazione, un personaggio.

Il rock non è mai stato così creativo!


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La storia del Progressive
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