3. Le origini: il proto-Progressive



Come per tutta la musica rock e per ciò che poi ne è seguito, le radici vanno sempre ricercate in uno dei due gruppi che, ognuno in maniera diversa, hanno dato origine ad un vero e proprio terremoto nella musica contemporanea, ovvero Beatles e Rolling Stones.

Beatles - 1967Il progressive rock si innesta nel filone dei Beatles, non i Beatles “elviseggianti” della prima ora, ma quelli più maturi e litigiosi della fine della loro brevissima storia. E’ incredibile pensare a ciò che hanno sovvertito in campo musicale i Beatles in appena 7 anni di carriera (il primo album è “Please Please Me” del 1963 e l’ultimo “Let it be” del 1970).

La svolta verso tematiche che ritroveremo poi nel progressive rock si ha però a cavallo tra il 1966 ed il 1967, grazie soprattutto alla vena melodica ed intimista di Paul McCartney.

E’ difficile oggi non individuare in brani come “Eleanor Rigby” (Revolver - 1966), “A Day in the life” (Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band - 1967) “Penny Lane” e “Strawberry fields forever” (Magical Mystery Tour – 1967), “Because” (Abbey Road – 1969), “Let it be” e “The Long and Winding Road” (Let It Be – 1970) l’embrione di quello che diverrà poi il progressive.

Parallelamente, sulla scena inglese, negli stessi anni, altri gruppi sperimentano un nuovo modo di fare rock che esce dagli schemi dei soliti quattro accordi, seppur magistralmente combinati tra loro, per attingere alla tradizione della cultura musicale europea.

Moody Blues Ecco allora che da Birmingham arrivano i Moody Blues (biografia e discografia), in origine poco fortunata band di Rhythm and Blues, ma che nel 1966, con l’album Days of Future Passed, che conteneva anche la celeberrima “Nights in white satin”, dà un’improvvisa sterzata verso composizioni più elaborate e musicalmente complesse. I Moody Blues hanno tra l’altro il grande merito di introdurre per primi nella musica rock l’uso del mellotron.

Il mellotron era in verità già stato utilizzato sia dai Beatles in “Strawberry Fields Forever” e in “I Am the Walrus” (Magical Mystery Tour – 1967) che dai Rolling Stones in “She's a Rainbow” (Their Satanic Majesties Request – 1967), ma mai in maniera così continua e caratterizzante.

Procol HarumAltro gruppo fondamentale in questa svolta della musica rock, sono i Procol Harum (biografia e discografia), del pianista e cantante Gary Brooker, del tastierista Matthew Fisher e del chitarrista Robin Trower, che, sempre nel 1967, con il singolo di esordio “A Whiter Shade of Pale”, raggiungono il primo posto nella hit inglese e vi rimangono per sei settimane. Quel brano, vagamente ispirato dall’Aria sulla quarta corda dalla Suite n. 3 in sol maggiore di Johann Sebastian Bach, caratterizzato da maestosi e struggenti suoni dell’organo Hammond, altro grande protagonista della musica progressive, scala le classifiche di mezzo mondo vendendo oltre sei milioni di copie, un’enormità per quegli anni.

I Procol Harum introducono altre novità rivoluzionarie per l’epoca: sono il primo gruppo ad avere contemporaneamente in formazione un organista ed un pianista, i primi a comporre una suite interamente strumentale come ”Repent Walpurgis”, pubblicato da noi – chissà perché – con il titolo di “Fortuna” (Procol Harum – 1967), i primi ad utilizzare suoni ambientali come parte integrante di un brano in “A Salty Dog” (A Salty Dog – 1969) nel quale si possono udire il fischio di un nocchiere, le grida dei gabbiani ed il rumore della risacca sullo sfondo, particolarità queste che ritroveremo poi successivamente in molti album dei Pink Floyd.

John David Gladwin degli Amazing Blondel Provenendo dal folk convergono verso le stesse atmosfere gruppi totalmente differenti come gli Amazing Blondel ed i Jethro Tull.

Gli Amazing Blondel (biografia e discografia) sono uno dei gruppi più originali ed insoliti del panorama rock di tutti i tempi. Il nome stesso, che deriva da quello del leggendario menestrello di Re Riccardo “Cuor di Leone”, fa intuire come il trio si ispiri alla musica di stile medievale. La strumentazione è altrettanto inusuale includendo, tra gli altri, anche liuto, ocarina, cornamusa, harmonium ed oboe. Nel 1971 incidono l’album “Fantasia Lindum” che contiene anche l’omonima leggendaria suite della durata di oltre venti minuti. Sebbene i brani, per via della strumentazione, appaiano ripetitivi, le atmosfere che riescono a creare sono realmente magiche. “England”, del 1972, è probabilmente l’album più significativo inciso dagli Amazing Blondel nella loro breve storia.

Ian Anderson dei Jethro TullDal folk arrivano anche i più famosi Jethro Tull (biografia e discografia) dell’istrionico flautista folletto Ian Anderson, tanto popolari tra il pubblico, quanto osteggiati dalla critica. La loro musica è una miscela di hardrock, blues, melodie folk tradizionali, brani classici rivisitati ed attualizzati, un esempio tra tutti “Bouree” tratto dall’omonima composizione di Johann Sebastian Bach (Stand Up – 1969).

Sia gli Amazing Blondel che i Jethro Tull introducono per primi l’uso ricorrente del flauto traverso come strumento solistico.

A Manchester, nel 1968, l’incontro tra il batterista Chris Judge Smith, il visionario cantante e compositore Peter Hammill ed il tastierista Nick Peame da vita ai Van Der Graaf Generator. I testi oscuri ed esistenziali di Hammill ben si adattano alla musica sperimentale, jazzisticamente ispirata, degli altri componenti, che si concretizza nel loro indiscusso capolavoro “Pawn Hearts” del 1971.

Nel 1967, sulla scena londinese, debuttano The Nice, gruppo che suonerà solo per 3 anni, ma che ha il grande merito di costruire un ponte tra il pop psichedelico e ciò che diventerà il progressive rock. Della formazione fa parte anche Keith Emerson, tastierista eclettico ed egocentrico, dotato di una mostruosa tecnica strumentale e di un altrettanto mostruoso assolutismo e gusto per la provocazione. L’organista attira l’attenzione della critica e del pubblico in performances “Hendrixiane” pugnalando la tastiera o simulando amplessi sul palco con il proprio organo Hammond, bruciando amplificatori ed altri oggetti, inclusa una bandiera americana durante un concerto alla Royal Albert Hall, sfiorando l’incidente diplomatico. La musica di The Nice è un misto di rock, musica classica, jazz tradizionale e fusion che si concretizza nel loro secondo album “Ars Longa Vita Brevis”, del 1968, nel quale spicca l’omonima suite per gruppo e orchestra che occupa l’intera seconda facciata e che si ispira ai Concerti Brandeburghesi di Bach, riprendendo anche la Suite Karelia di Jean Sibelius.

Soft Machine Nel frattempo, a Canterbury, nel 1966, il batterista Robert Wyatt ed il bassista e cantante Kevin Ayers, fondano, assieme al tastierista Mike Ratledge ed al chitarrista australiano Daevid Allen il gruppo dei Soft Machine. Le liriche surreali e le complesse architetture armoniche di ispirazione jazz-pop appaiono del tutto rivoluzionarie per l’epoca. Già dal secondo album (Vol. 2 - 1969), l’impronta musicale jazz-rock prende il sopravvento sui testi e sulle parti cantate che diventano accessorie, i brani appaiono onirici e quasi inaccessibili. L’album successivo (Soft Machine Third – 1970) vede l’introduzione nella formazione di una sezione di fiati ed è considerato l’archetipo sia del progressive rock che del jazz-rock.

Tutto questo fermento concentrato in pochissimi anni, questa continua ricerca di nuove vie, di contaminazioni, di esperimenti, doveva sfociare per forza in qualche cosa di innovativo, di “mai sentito prima” nel panorama rock mondiale.

Nell’estate sempre del 1967 il batterista Michael Giles e suo fratello Peter, bassista, veterani delle scene rock minori inglesi, contattano Robert Fripp che, dopo aver militato in piccole formazioni locali, suona la chitarra in una piccola orchestra in un hotel. Formano un gruppo e superano un provino alla Decca Records che consente loro di incidere un album, The Cheerful Insanity of Giles, Giles & Fripp, una strana mistura di jazz, musica psichedelica, ballate e humor demenziale che passa praticamente inosservato.

I King Crimson Peter Giles, entusiasta comunque del progetto, contatta anche Julie Dyble, ex cantante dei Fairport Convention ed il polistrumentista Ian McDonald con i quali vengono incisi alcuni brani. Mentre Julie Dyble abbandona ben presto il gruppo, Ian McDonald si trova a suo agio in questo melting pot di idee e chiama anche un suo amico, il poeta visionario Peter Sinfield. Il sound del gruppo si affina sempre più, grazie anche all’utilizzo del mellotron. Nel 1968 Peter Giles decide di abbandonare la carriera ed abbandona il gruppo e Fripp propone agli altri di sostituirlo con un suo vecchio amico, bassista e cantante, Greg Lake. Il nome del gruppo “Giles, Giles & Fripp” è oramai inadeguato e la fantasia di Sinfield ne concepisce un nuovo, quello di King Crimson ( biografia e discografia).

E’ il 1969 e viene pubblicato “In the Court of the Crimson King” (recensione): è nato il Progressive.


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