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La storia del Progressive |
4. I respiri del progressivePrima parte: 1969 - 1970 “In the Court of the Crimson King” (recensione) viene considerato l’origine ed il manifesto del Progressive perché ne contiene gran parte degli elementi caratterizzanti. “21st century Schizoid Man”, brano che apre l’album, ci scaraventa d’impatto dentro un allucinato mondo dell’allora futuro, oggi presente, un mondo opprimente, violento come i suoni che urlano gli strumenti: ed ecco gli improvvisi cambi di ritmo, gli assoli che spezzano le frasi, le rincorse, i continui ritorni del riff feroce, intollerabile e angosciante. La splendida “I talk to the Wind” ci trascina in un universo contrapposto, sognante ed estasiato ed è dominata dal lirismo della voce di Greg Lake e dal flauto di Ian Mc Donald, così come la malinconica e velata “Epitaph” (Confusion we’ll be my epitaph…”) e la grandiosa “The Court of the Crimson King”, mausoleo all’ambientazione Progressive. Come in mille altri casi della vita, molto probabilmente il Progressive non avrebbe mai visto la luce se i King Crimson, nel luglio del 1969, non fossero stati gruppo di supporto al concerto gratuito dei Rolling Stones ad Hyde Park di fronte a 650.000 persone: una pubblicità così clamorosa consegna immediatamente i King Crimson all’olimpo della Hit Parade inglese dove raggiungono il sesto posto per vendite nel novembre dello stesso anno: incredibile per un gruppo al debutto. Quel nuovo “suono” incomincia ad essere passato nelle radio inglesi più d’avanguardia e ripreso anche da molte emittenti europee contribuendo alla diffusione di questi intarsi vocali e strumentali del tutto estranei all’orecchio dell’ascoltatore.
Dalla cosiddetta “Scuola di Canterbury” provengono invece i Soft Machine che, nel 1969, incidono il loro secondo album, intitolato appunto “Volume Two”, che combina l’energia del rock psichedelico con l’improvvisazione vibrante del jazz. I Soft Machine non hanno mai avuto un successo di massa, proprio per le caratteristiche surreali e spesso inaccessibili della loro musica, ma nei primi anni settanta diventano uno dei gruppi più seguiti ed amati nell’ambiente underground londinese. Nonostante il successo di nicchia, i Soft Machine sono una delle band che influenzerà maggiormente tutta la scena musicale di quegli anni.
In quasi tutti i concerti londinesi dei Van Der Graaf Generator appare di spalla un nuovo gruppo emergente sulla scena musicale inglese a cavallo degli anni sessanta e settanta. Il gruppo fondato nel 1965 da quattro studenti della Charterhouse School a Godalming nel Surrey, ovvero Peter Gabriel, Tony Banks, Michael Rutherford e Anthony Phillips a cui si aggiunge il batterista Chris Stewart, nel 1967 prenderanno il nome di Genesis (biografia e discografia). Proprio nel 1969 incidono il loro primo album “From Genesis to Revelation”, distribuito anche con il nome di “In the beginning”, album grezzo che però contiene già, qui e là, i semi di quella che sarà la loro musica.
Occorre dire infatti che, mentre il Progressive stentava ad affermarsi nei Paesi di lingua anglosassone, nel resto d’Europa e soprattutto in Italia ebbe quasi subito un buon seguito. “Trespass” è un album di crescita verso la maturazione e la consacrazione dei Genesis, comincia a prendere forma la drammaticità e teatralità della loro musica e delle loro liriche: brani come “Looking for someone”, “Stagnation” e, soprattutto, “The knife” costituiscono pietre miliari della storia del Progressive. Sulla scia del loro primo successo, i King Crimson pubblicano, sempre nel 1970, “In the Wake of Poseidon” (recensione) che costituisce l’ideale continuazione di atmosfere e tematiche di “In the court of Crimson King”. Sorprendentemente non è la chitarra di Fripp lo strumento dominante in quest’album, ma il mellotron suonato dallo stesso Fripp dopo l’abbandono del gruppo da parte di Ian Mc Donald. In quest’album, oltre all’omonimo brano che introduce una partitura per batteria assolutamente innovativa, vi sono “The Devil’s triangle” e soprattutto “Cadence and Cascade”, uno dei brani più suggestivi di tutta la produzione crimsoniana e forse dell’intero movimento Progressive.
Durante l’incisione di “In the Wake of Poseidon” (Mc Donald e Giles avevano già lasciato il gruppo alla fine del 1969), anche Greg Lake abbandona la formazione e, assieme a Keith Emerson dei Nice e Carl Palmer proveniente dai Crazy World of Arthur Brown, forma il primo supergruppo della musica progressive: gli Emerson, Lake and Palmer o più semplicemente E.L.P.. Orfani di Greg Lake, i King Crimson tornano in sala d’incisione e, alla fine del 1970, esce il terzo album, “Lizard”. Entrano a far parte del gruppo Gordon Haskell al basso ed alla voce, Mel Collins al sax ed al flauto e Andy McCullough alla batteria, ma alla realizzazione dell’album contribuiscono anche ospiti di nome, come il cantante Jon Anderson degli Yes, il pianista jazz Keith Tippett e Marc Charig, virtuoso di oboe e corno inglese. Con una formazione così eterogenea e complessa non poteva che uscire un album altrettanto eterogeneo e complesso. I brani sono lunghi, suddivisi in arie dove si alternano elementi di classica ad altri di jazz, il piano di Tippett fa da contraltare al mellotron ed agli altri strumenti elettronici e disegna delicate ed evanescenti armonie sul tappeto creato dal mellotron di Fripp. Anche i testi sono più complessi e rarefatti, epici come in “Ragnarok” dove si intreccia la battaglia tra il bene ed il male o grotteschi come in “Cirkus”. Il brano omonimo “Lizard” è una lunga suite di 25 minuti divisa in tre parti nettamente distinte per atmosfera e ritmica, mentre “Lady of the Dancing Water” costituisce un gioiellino etereo. I Soft Machine, nel medesimo anno, incidono il loro terzo album, “Third”, che è considerato il punto di incontro tra il progressive-rock ed il jazz-rock, tanto da risultare di difficile ascolto sia per i fans del rock che per quelli del progressive.
Ma il 1970 è soprattutto l’anno della mucca, quella mucca che incredibilmente campeggia sulla copertina di “Atom Heart Mother” dei Pink Floyd, album indispensabile non solo per la comprensione dell’evoluzione della musica floydiana, ma anche e soprattutto per comprendere come possa essere fusa e forgiata in altre forme ogni tipo di composizione musicale. >>Successivo: 4. I respiri del Progressive - Seconda parte La storia del Progressive |
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