5. La cometa si allontana



Il 1976 vede il ritorno dei Genesis, con “Trick of the Tail”, album che pare non risentire della partenza di Peter Gabriel: incredibilmente la voce di Phil Collins, dopo la titubante performance di “More fool Me” in “Selling England by the pound”, appare del tutto identica a quella di Gabriel!

Il sound appare sempre molto raffinato e complesso, le liriche di buon livello, anche se i giochi di parole tanto cari a Gabriel spariscono del tutto, ma brani come “Dance on a volcano” , “Entangled” , “Robbery, assault and battery” e soprattutto “Ripples” rimangono splendidi esempi di Progressive.

Steve Hackett solista Nello stesso anno esce anche “Wind & Wuthering” nel quale, per la prima volta, i brani non sono composti coralmente, ma sono opera dei singoli membri del gruppo, segno evidente di uno scollamento che conduce, dopo l’incisione, all’abbandono anche di Steve Hackett che inizia una carriera solista piena di album classicheggianti nei quali abbandona quasi del tutto la chitarra elettrica per tornare a tempo pieno a quella acustica.

I Camel incidono “Moonmadness”, il suono diventa più largo ed arioso e viene concesso molto spazio all’improvvisazione dei solisti Latimer e Bardens. Pur non essendo uno dei migliori album del gruppo, contiene dei brani come “Air born” e “Song within a song” che diverranno dei capisaldi della loro musica.

Peter Hammill I Van Der Graaf Generator escono addirittura con due album, “Still Life” e “World Record”. Il primo soprattutto è degno di nota per le atmosfere epiche, mentre il secondo risente dei dissidi interni sempre più insanabili tra Peter Hammill ed i restanti componenti che sfoceranno di lì a poco allo scioglimento del gruppo.

“Going for the one” segna il ritorno di Rick Wakeman tra le fila degli Yes. Il gruppo abbandona le larghe suite degli album precedenti per approdare a composizioni brevi e melodiche. Nel brano che dà il titolo all’album, Steve Howe introduce per la prima volta in un’esecuzione rock la pedal steel guitar. L’album contiene la maestosa “Parallels” che diviene la track con la quale, negli anni a venire, il gruppo apre ogni concerto.

I Gentle Giant pubblicano “Interview” che è considerata l’ultima opera progressive del gruppo che, da quel momento in avanti, “commercializzeranno” il loro sound per venire incontro alle esigenze dei discografici. “Interview” è un po’ la summa del lavoro di ricerca fino a lì realizzato dai Gentle Giant e l’album ne risente, apparendo spezzettato e compresso: meglio sarebbe stato un album doppio, ma il mercato non l’avrebbe accettato.

Premiata Forneria Marconi In Italia la PFM, ingaggiato Bernardo Lanzetti ex Area alla voce, continua la sua strada anglo-americana con “Chocolate Kings” nel quale risaltano le tastiere di Flavio Premoli in “From under” e la chitarra acustica di Franco Mussida in “Harlequin”. Ne segue un tour mondiale di buon successo al termine del quale Mauro Pagani decide di lasciare il gruppo per dedicarsi allo studio strumentale.

Il Banco pubblica addirittura tre album, “Come in un'ultima cena”, uscito per il mercato di lingua inglese sotto il nome di “As in a last supper”, e “Garofano Rosso”. “Come in un'ultima cena” è probabilmente l’ultimo album “classico” del Banco: nel corso degli anni ’80 la band svolterà infatti verso un sound più commerciale. Di rilievo nell’album, peraltro abbastanza anonimo, la sola track “Slogan”. “Garofano Rosso” è invece un album totalmente strumentale, colonna sonora dell’omonimo film diretto da Luigi Faccini, ed è singolare che un gruppo che ha una delle sue peculiarità nella voce di Francesco Di Giacomo, decida di incidere un album facendone volutamente a meno!

Il 1977 è un anno di calma piatta per la produzione dei gruppi progressive.

Da segnalare la pubblicazione di “I Robot” di The Alan Parsons Project, ispirato all’omonima saga fantascientifica di Isaac Asimov, che è probabilmente il miglior album di questa strana formazione.

I Genesis pubblicano il doppio live “Seconds out” che, con Phil Collins stabilmente alla voce e Chester Thompson alla batteria, contiene anche brani della produzione dei tempi di Gabriel. Se Collins è perfettamente a suo agio nei brani soft e meno eclettici, in brani del vecchio repertorio come “Supper’s ready”, “Firth of Fifth” o “The lamb lies down on Broadway” il confronto con la voce poliedrica di Gabriel appare spietato.

Brian Eno I Camel pubblicano “Rain dances” (recensione) che vede l’apporto di Richard Sinclair, co-fondatore dei Caravan, al basso, di Mel Collins ai fiati e di Brian Eno, ex Roxy Music, alle tastiere nel brano “Elke”. I Camel, in assoluta controtendenza, continuano a “progredire” e “Rain dances” è un album maturo, ben strutturato ed omogeneo: tra i brani, tutti di buon livello, spicca una splendida “Uneven song”.

I Van Der Graaf Generator sotto il nome accorciato di Van Der Graaf pubblicano “The quiet zone/The pleasure dome”, brani brevi che consentono a Peter Hammill, attorniato da nuovi musicisti e da altri di ritorno, di sperimentare nuove architetture sonore.

La PFM con “Jet Lag” torna a rivolgersi al mercato italiano con un sound meno Progressive e più jazzato che contraddistinguerà anche la successiva produzione del gruppo.

Il 1978 è da ricordare solo per un paio di album sopra la media, “Pyramid” di The Alan Parsons Project e “Breathless” dei soliti Camel e per la pubblicazione da parte dei Genesis di “And then there were three” che segna il definitivo addio al progressive per approdare ad un più remunerativo pop-rock con brani tutti di lunghezza adeguata per passare in radio. I successivi album seguiranno tutti questa linea ed apriranno la strada alla carriera solistica di grande successo di Phil Collins ed un po’ meno di successo di Mike Rutherford e Tony Banks.

Il 1979, anno di pubblicazione di “The wall” (recensione) dei Pink Floyd, è da ricordare per i fans del progressive per il solo “I can see your house from here” dei Camel , orfani di Peter Bardens, che contiene due perle, “Hymn to her”, ma soprattutto la misteriosa e immaginifica “Ice”.

Mike Oldfield continua monocorde a produrre album che non si discostano molto dai primi: “Incantation” del 1978 e “Platinum” del 1979 non tolgono nulla alla bravura del polistrumetista, ma non aggiungono molto alla limitata creatività del musicista di Reading.

Analoghe considerazioni si possono fare per Alan Parsons che produce album sempre di buon livello, ma esageratamente ripetitivi.


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