titolo: il Jazz

3. ".. musica degenerata ..."

Se il jazz non fu considerato soltanto come un'altra espressione della musica leggera, ma venne, di fatto, elevato al rango di simbolo, attirando le attenzioni del mondo culturale, ne conseguì quasi automaticamente l’ostilità dei ceti più reazionari e la sua iscrizione nel novero delle arti sospette, invise alla dittatura affermatesi prima della seconda guerra mondiale. Eric J. Hobsbawm (andatevi a leggere, se mai lo trovate, il suo “Storia Sociale del Jazz”, Editori Riuniti, 1986) è convinto che dietro i catoni censori della musica sincopata, si avvertisse in realtà la stessa ostilità di Goebbels (che aveva bandito in Germania la musica sincopata come "entartete musik", musica degenerata, poiché di matrice definita "giudeo-negroide”), del rabbino newyorchese Stephen Wise ("Quando l'America avrà ritrovata la sua anima, il jazz scomparirà, e non prima; vale a dire che sarà relegato negli antri oscuri e scarlatti donde è venuto"), e delle stesse leaderships del movimento operaio e della sinistra (Lunaciarskij, praticamente il responsabile artistico dell’Internazionale Comunista sosteneva che il jazz era "Un ritmo piuttosto complesso, basato su una meccanicità esasperata [...] ispirata proprio al ritmo delle macchine. Questi ritmi hanno la stessa funzione che ha la macchina nelle mani della borghesia: sono disumani, annichiliscono la volontà del singolo").

Un pericolo per tutti, insomma, legato soprattutto all’identificazione di questa espressione con “i comportamenti” che induceva: affermatosi anche da noi come straordinario propulsore alla danza (a Torino, negli anni trenta erano comunque arrivati ad esibirsi, con un successo senza pari, Sidney Bechet e Duke Ellington), dopo il 1938 è bandito tout court il musicista Gorni Kramer (uno dei primi e principali propulsori del jazz in Italia, come fisarmonicista e band-leader, prima di divenire l’indimenticabile autore dei musical di Garinei e Giovannini), avendo eseguito tutto un intero repertorio di musiche “sincopate” durante una trasmissione serale fu allontanato per sempre dai microfoni dell'Eiar.

Bene, quando appaiono Charlie Parker e Dizzy Gillespie, questo processo, per certi versi eroico, è ormai alla spalle, e con l’esercito americano arriva la musica delle rassicuranti big band, per lo più bianche, che restituiscono il ballo e il respiro a popolazioni cittadine che delle logiche bebop non possono sapere nulla e che certo avrebbero trovato difficoltà a fare con i boppers quello che facevano con il foxtrot.

E a questo punto si chiude il cerchio: la musica, e gli atteggiamenti, che “Bird” e soci seguono in patria sono radicalmente neri, fino a sfiorare il razzismo (interessanti le difficoltà dell’appartenenza alla band di Miles Davis denunciate da Bill Evans ancora negli anni ’60 e il caso ai limiti del credibile di Red Rodney, che girando con Parker nelle tappe del sud doveva dipingersi di nero, ancora nei primi ‘50), e coprono una fascia di mercato piccola e impossibile ad essere recepita in un continente bianco dove i ritmi “negroidi” e la musica “sincopata” erano stati vissuti come tramite di libertà e di divertimento, e non di conflittualità aggiunte e sintassi incomprensibili. Da quel momento in poi, il jazz diventa oggetto di consumo di élites sociali o culturali che l’”incomprensibilità” riuscivano a decifrare o a sbandierare come orgogliosa diversità alle tradizioni nazionali.

Via libera a Malle e a Jeanne Moreau, dunque, che, con aristocratico distacco dalle metriche suadenti e dolcemente ossessive del rock’n roll, battezzeranno con i propri comportamenti e le proprie scelte artistiche la nascita di una èlite europea di espressione e consumo che, paradossalmente, in più di un’occasione, restituirà a questa musica una centralità ormai dura a trovarsi negli States al di fuori dei circuiti specializzati.

E così, dopo che il mercato interno americano avrà riconosciuto al jazz i minimi storici della sua commercializzazione, fino a scendere sotto il 3% delle vendite totali, e dopo che Hollywood lo marginalizzerà a supporto folkloristico di storie di per sé autosufficienti, come successe nelle pellicole di illustri film makers (“Cabin in the sky”, “Alta società”, “New York, New York”), l’Europa della cultura risponderà in assoluta controtendenza.

Duke Ellington

Duke Ellington

Gorni Kramer

Gorni Kramer

Charlie Parker

Charlie Parker

Dizzy Gillespie

Dizzy Gillespie

Red Rodney

Red Rodney

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