titolo: il Jazz

5. Il cerchio si chiude

In ultimo dovremmo dire del grande debito che, all’opposto, il jazz ha verso musica colta europea, la conoscenza della quale era esibita come orgogliosa superiorità da molti jazzisti; ricordo molto bene, nelle biografie di Miles Davis, quanto l’iscrizione alla Juilliard School di New York rappresentasse un elemento di competizione sociale cui tendeva tutta la famiglia e quanto questo divenisse poi facilitazione estrema di rapporto ed integrazione con musicisti bianchi che a questo retroterra sempre si riferivano: esemplare, al riguardo, fu l’incontro di Davis con Bill Evans che permise al jazz di scrivere alcune delle pagine più belle della sua storia.

Non è un caso che spesso l’appassionato dell’uno lo sia anche dell’altra (chi scrive è fra questi) e ancora meno casuale è l’intreccio tra i due grandi domini musicali, che vanta referenze illimitate: già Scott Joplin, antesignano del jazz col suo ragtime, poneva al centro della sua composizione i collegamenti con la tradizione e la cultura africana e il riferimento a Wagner e alla tradizione romantica tedesca della metà dell’800. Per mia parte, ricordo con emozione quando, molto tempo dopo, ascoltando per la prima volta con un amico una delle composizioni più belle proprio di Bill Evans, ci sorprendemmo divertiti ad esclamare, nello stesso momento e con lo stesso stupore: “I Notturni di Chopin!” e di lì partì, quasi a scommessa, la gara a cogliere nei tanti dischi masticati fino all’esaurimento della puntina, gli incroci, i debiti e le ispirazioni che il jazz, nato negli anni tra il 1910 e il 1913 proprio quando il processo di rinnovamento della Musica Classica si esaurì, a questa deve comunque. Ma senza dimenticare di quanto a sua volta esso sia creditore della portata innovativa conferita ad ogni paese e tradizione ai quali si è applicato.

Scott Joplin

Scott Joplin

L’universalità dell’espressione e delle genti era nei genomi di questa musica, e nulla avrebbe potuto cambiare le cose: questa la risposta sicura che si evince tracciando il percorso del jazz dal traffico di schiavi nella Costa d’Oro alle pianure del sud statunitense e di qui oltre la Manica e Gibilterra, fino al ritorno di là dell’Atlantico e alla nuova ripartenza per i fiordi del nord o le pampas argentine. Impossibile afferrare il jazz, nel suo equilibrio di improvvisazione, unità di stile, internazionalità delle risorse. Facile riconoscerne le impronte, facilissimo goderne.

di WebMichi Quartet


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