BIBLIOGRAFIA IN BREVE

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Il giuoco delle perle di vetro

(di Hermann Hesse)

''In questo libro abbiamo intenzione di registrare il materiale biografico che si e' potuto trovare su Josef Knecht, il Ludi Magister Josephus III, come e' chiamato negli archivi del Giuoco delle perle di vetro. Non ci nascondiamo che questo tentativo e' o sembra un poco in contraddizione con le vigenti norme e consuetudini della vita spirituale. Tanto e' vero che uno dei supremi princi'pi di questa e' la soppressione dell'individualita', l'inserimento possibilmente perfetto della persona singola nella gerarchia dell'autorita' pedagogica e delle scienze.''

Cosi' comincia quella che puo' venir definita l'opera della vecchiaia, della solitudine, della guerra di Hermann Hesse.

Un'opera voluminosa, eppure meditata e sofferta in ogni sua parola: un distillato dell'opera di questo grande maestro, si potrebbe definire, visto che egli stesso dice di aver riflettuto “mesi e mesi prima di scrivere una riga. 12 anni nei quali l'autore di Narciso e Boccardoro, di Siddharta, del Lupo della Steppa, usa la stesura di questo libro come una bombola d'ossigeno per sopravvivere in un'atmosfera appestata da gas velenosi.

Ne vien fuori un'opera stilistica perfetta, armonica ed armoniosa anche se di difficile comprensione.

E' ambientato in Castalda, luogo che ricorda decisamente il Canton Ticino sia per il suo totale distacco dal resto del mondo (la neutralita'), sia per i richiami al tipo di governo, che per le descrizioni paesaggistiche, in un tempo fuori dal tempo (si parla dell'anno 2200, ma i richiami alla tecnologia fanno capire che non e' il nostro presumibile 2200).

Castalda e' un luogo di studi superiori, una sfera di cristallo per la conservazione e lo sviluppo di menti eccelse, avulse dal resto del mondo per non esserne contaminate.

E' il testamento spirituale di Hesse stesso, il suo sogno platonico, la sua utopia per la sopravvivenza della letteratura, della cultura, del bello, della qualita' a discapito della quantita': un regno dello spirito. Forse servirebbe anche nella nostra epoca un rifugio del genere, dove andar a respirare ogni tanto, a pieni polmoni, per poi, in apnea, rituffarci nella vita reale.

Il Gioco delle Perle di Vetro e' un modo per giocare con tutti i valori della nostra societa' (matematica, musica, pittura, scrittura). Le perle sono le idee che devono venir accostate le une alle altre, in modo nuovo o in modo tradizionale, attraverso la scrittura proprio per mantenerla viva. Una specie di domino della mente, un puzzle per intellettuali. Non si creano opere nuove, non si fanno nuove scoperte, si mette in relazione cio' che esiste gia' per arrivare, come nello zen, al nocciolo centrale, all'essenza pura, dove pero' l'essenza non e' la meta, ''perche' la meta non e' che l'inizio'' (Hesse).

Scienza, venerazione del bello e meditazione sono i tre principi fondamentali dell'ordine Castaldano. Nel mondo reale la cultura era stata stroncata da due guerre mondiali e la letteratura era ormai diventata feuillettonistica, leggera, fatta di storie brevi che potevano catturare il lettore distratto. Parafrasando lo stesso Hesse, un pubblico che si perdeva in difficili giochi di carte e nelle parole crociate e viveva tremando senza alcuna fede nel domani. A questa societa' Hesse risponde usando come arma quest'opera sottile e introspettiva, risponde donandole questo sogno bellissimo, pieno di valori spirituali per una nuova etica di vita. Dove gli opposti convivono e si compenetrano armoniosamente.

Ogni individuo trova, nelle sue pagine, cio' che cerca: dalla favola al trattato filosofico. O non trova niente e, fiaccato o perplesso, confuso o sconvolto ... lo molla dopo 30 pagine.

Non fatelo: entrate a cuore aperto, lasciatevi portare ''dappertutto e in nessun luogo''. Alla fine scoprirete che ne valeva la pena.

Hermann Hesse

Hermann Hesse nasce a Calw nel Württenberg in Germania il 2 luglio 1877 da genitori pietisti (una corrente del protestantesimo che mette la vita interiore ed il raccoglimento sopra ogni altra cosa), piu' volte missionari in India, come il nonno linguista, studioso di sanscrito.

Diciamo che Hesse si e' nutrito di latte materno misto ad induismo e buddhismo, assieme all'abitudine all'instrospezione ed alla meditazione.

Gia' a 14 anni (nel 1891) tenta il suicidio a seguito di profonde crisi depressive, e viene ricoverato nel manicomio (chiamiamo le cose con il loro nome!) di Stetten: ma chi non sarebbe entrato in depressione con un'educazione cosi' restrittiva? Certo il carattere sensibile di Hesse ha avuto la sua parte......

Successivamente si sposera', fara' il contadino, andra' nuovamente in India, la moglie verra' ricoverata in manicomio ... Tutto questo sempre passando da depressione in depressione finche' nel 1921 entrera' in analisi con Jung in persona.

Nobel per la letteratura nel 1946 muore a Montagnola il 9 agosto del 1962.

Rosalba Crosilla

Le immagini

Hermann Hesse e .. un gatto
Hermann Hesse e .. un gatto
Hermann Hesse
Hermann Hesse

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