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Genesis: la biografia

Genesis: discografia completa

Selling England by the Pound:
la track list

Selling England by the Pound: la copertina dell'album
  • 1 Dancing With The Moonlit Knight
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 8:04
  • 2 I Know What I Like (In Your Wardrobe)
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 4:08
  • 3 Firth Of Fifth
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 9:37
  • 4 More Fool Me
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 3:10
  • 5 The Battle Of Epping Forest
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 11:46
  • 6 After The Ordeal
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 4:16
  • 7 The Cinema Show
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 11:06
  • 8 Aisle Of Plenty
  • (Banks/Collins/Gabriel/Hackett/Rutherford) 1:32
  • Durata totale 53:42
  • La formazione
  • Peter Gabriel - vocals, flute, oboe
  • Steve Hackett - guitar
  • Tony Banks - keyboards, 12-string guitar, vocals
  • Michael Rutherford - bass, 12-string guitar
  • Phil Collins - drums, percussion, vocals

Selling England by the Pound
(Genesis)

la nostra recensione

"Can you tell me where my country lies?"

Nel silenzio assoluto così esordisce la voce stentorea di Peter Gabriel in "Dancing with the Moonlight Knight" e cioè

"Puoi dirmi dove giace il mio Paese?"

in altre parole, "che fine ha fatto la mia Inghilterra, è stata venduta un tanto al chilo?"

E' il brano di apertura dell'album più maturo e irripetibile dei Genesis "Selling England by the pound" del 1973, una severa riflessione sulla perdita di valori dell'Inghilterra e della sua mercificazione, composto nel periodo di massima fama del gruppo, poco prima della defezione di Peter Gabriel, ma anche contenente i primi segni delle eterne crisi che travagliarono una formazione che ha segnato un epoca, quella del rock progressivo

L'inizio di "Dancing with the Moonlight Knight" e di tutto l'album è di tale grandezza, epicità ed intensità che non ci si accorge quasi della mancanza di sostegno musicale alla voce di Peter Gabriel. Alla declamazione stentorea e solitaria si aggiunge lieve un giro tanto semplice quanto geniale di Steve Hackett con la chitarra fino al primo inciso quando la chitarra inizia a correre sul tappeto della sezione ritmica e delle tastiere di un Tony Banks solenne e ispirato e dei cori che cori non sono, perché si tratta di un mellotron. Occorre a questo punto, soprattutto per i più giovani, spiegare cos'è un mellotron: non è altro che il lontano antenato delle tastiere elettroniche di oggi. Si tratta di un'ingegnosa apparecchiatura, di difficile messa a punto ed utilizzo, una tastiera nella quale la pressione di ogni tasto mette in funzione un piccolo nastro magnetico in loop con sopra, precedentemente incisi nelle differenti tonalità, veri cori o sezioni di archi o di ottoni. Premendo i diversi tasti dallo strumento escono quindi cori o sezioni di violini o di trombe. Dopo l'inciso, sulla base epica delle tastiere, della batteria e del basso parte l'assolo di Steve Hackett che qui sembra il chitarrista più veloce della storia, ma osservandolo suonare dal vivo ci si accorge che la velocità è solo quella della mano destra: in effetti la sinistra tiene fisso l'accordo mentre è il plettro che percuotendo con il bordo laterale i tasti, fa pensare alla velocità, una tecnica inusuale che non ho mai riscontrato in nessun altro chitarrista. La parte finale di "Dancing with the Moonlight Knight" è un gioiello di equilibrio tra strumenti acustici ed elettronici dove, su un sottofondo di tastiere estremamente rarefatto, un arpeggio di chitarra, sintetizzatore e mellotron scandiscono il tempo come un orologio, e dove galleggiano il flauto di Peter Gabriel ed il lamento in lontananza della chitarra elettrica di Steve Hackett.

Segue la morbida, gradevole e ritmata "I know what I like (In your wardrobe)" che sarà il brano di lancio dell'album uscito anche in 45 giri. Inzia con rumori di sintetizzatore che dovrebbero simulare una falciatrice elettrica, ai quali si sovrappongono la batteria di Phil e la voce sussurrata di Peter Gabriel. La strofa e l'inciso sono un pieno di strumentazione in un insieme sinfonico ed equilibrato, mentre la camaleontica voce di Peter Gabriel fa il resto. Nel finale Peter Gabrieldeclama su uno sfondo di tastiere e batteria, seguito da un assolo di flauto sui rumori meccanici del sintetizzatore che riprendono il tema iniziale.

I primi tre minuti di "Firth of Fifth" sono indimenticabili con l'introduzione di piano classico di Tony Banks, seguito da un pieno del gruppo maestoso e sinfonico. Le arie sono larghe e la strofa è quasi declamata. L'atmosfera cambia improvvisamente con un intermezzo pacato su una base di chitarra acustica e di tastiere, le parole quasi sussurrate. Riprende la strofa per interrompersi con un breck di piano ed un interludio solo strumentale nel quale si susseguono, riprendendo il tema principale, il flauto di Peter Gabriel, il piano e il sintetizzatore di Banks e la splendida chitarra di Hackett in un assolo di rara bellezza e intensità dove i suoni in "substain" sembrano non finire mai. L'architettura è sinfonica, ma la partecipazione è progressive con una punta di jazz. Lo standard è alto, i suoni sono molto morbidi, cristallini e misurati e riassumono in sé l'intero senso musicale del rock progressivo, fra suoni eterei di pianoforte e muggiti di sintetizzatori, vocalismi declamatori ed invenzioni batteristiche basate su tempi dispari. Il brano si chiude in un acquietarsi di suoni per poi riprendere con il pieno della band e la voce di Peter Gabriel che declama la strofa, concludendo in un solo di piano a sfumare.

"More fool me" è il primo sintomo del dissidi interni e del progressivo dissolvimento dei Genesis. E' il brano composto per ultimo e Peter Gabriel, già proiettato verso il successivo progetto, ambizioso quanto egogentrico, si rifiuta di cantarla e viene sostituito da un acerbo Phil Collins con il solo accompagnamento della chitarra acustica. Brano gradevole, ma canzonettistico, molto lontano dallo stile che contraddistingue in quel periodo il gruppo.

In "The battle of Epping Forest" Phil Collins si rifà però magistralmente tornando a suonare la batteria in una ritmica di tempi dispari da grandissimo professionista. E' il resoconto assurdo e per certi versi grottesco in tono epico giornalistico dello scontro tra due bande dell'East End, infarcito di personaggi uno più strambo dell'altro. Il brano inizia con una marcetta in lontananza che piano piano si avvicina all'ascoltatore. La ritmica cambia totalmente all'inizio della parte cantata sostenuta magistralmente dalle tastiere che la fanno da padrone, su un tappeto di marcia vagamente militaresca. Da evidenziare il cambio di tema musicale e di stile interpretativo, quando inizia la "parte" del Reverendo, uno dei personaggi del brano abilmente tratteggiato da Peter Gabriel, in maniera volutamente lasciva e suadente. Chitarra e voce introducono il personaggio. Più volte Peter Gabriel cambia voce per evidenziare i vari personaggi, anche femminili, della storia. I boss stanno a guardare dalla collina sulle loro Limousine mentre la bassa manovalanza si scanna e poi se ne vanno per tornare al mattino a vedere chi ha vinto, ma non è rimasto vivo nessuno e così i padrini vestiti di nero tirano in alto la moneta per fissare il punteggio finale.

"After the ordeal" è un brano totalmente strumentale, impeccabile, all'inizio tutto pianoforte, chitarra acustica e basso. A metà del brano il ritmo cambia all'improvviso e parte un assolo di chitarra che rimarrà nella storia del rock degli anni settanta, estremamente romantico e suadente sul quale si intrecciano le note del flauto di Peter Gabriel come un serpente che avvolge il suono della chitarra tra le sue spire.

La malinconica "The Cinema Show" è impreziosita da un preludio di Tony Banks con una tastiera che ricorda un clavicembalo, poi un arpeggio di chitarra ed intarsi di flauto. Brano morbido con una parte vocale strepitosa. La lunga coda strumentale che chiude "The Cinema Show" resta a tutt'oggi un ineguagliato punto di riferimento per tutto il rock strumentale. "The Cinema Show" indubbiamente insidia al brano di apertura il titolo di capolavoro dell'album grazie alle liriche stupende, ai delicati inserti acustici ed alla lunga parte finale strumentale. Termina con uno stupendo assolo di tastiere di Tony Banks che si alterna all'organo, al mellotron e al sintetizzatore sostenuto in maniera magistrale dalla sezione ritmica di Phil, Mike e Steve. Le note si rincorrono incessanti tra piani e forti per concludere con un maestoso pieno per stemperarsi gradatamente nel ritorno dell'arpeggio di chitarra classica che introduce l'ultimo brano, praticamente senza soluzione di continuità...

"Aisle of plenty" è quasi ipnotico, le parole recitate in un lungo elenco della spesa, una sorta di lettura dei cartellini dei prezzi dei prodotti in vendita, come se la mercificazione del Paese avesse preso definitivamente il sopravvento.

Personalmente credo di avere ascoltato centinaia di volte questo disco del 1973, ma ancora oggi "Selling England" mi emoziona e continua a svelarmi nuove chiavi di lettura o piccoli particolari e sfumature non ancora recepite. L'album riesce a creare paesaggi immaginari che non esistono al di fuori delle cuffie dell'ascoltatore.

Una curiosità sfuggita a molti di coloro che sono in possesso del vinile. Sul retro della copertina c'è una fotografia del gruppo in azione sul palco con, in primo piano, Steve Hackett e Mike Rutherford seduti. Ebbene, quella fotografia è stata stampata al contrario ed i due musicisti sono diventati di colpo... mancini! La fretta di pubblicare l'album in Italia era tale che i discografici non se ne accorsero neppure...

Starless

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Selling England by the Pound (live)

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