titolo Gabriel Garcia Marquez


Gabriel Garcia Marquez

Gabriel Garcia Marquez nasce in Colombia, nel piccolo villaggio di Aracataca, il 6 marzo del 1928, primo di sedici figli. Proprio in relazione al gran numero di figli ben presto si trasferisce a Riohacha, dai nonni materni. La convivenza con questi, anche se si ridurra' a pochi anni, segneranno fortemente le formazione del piccolo Marquez: la nonna, Tranquilina Iguaran Cotes, come dira' lui stesso "era una grande raccontatrice, parlava con una voce che sembrava un sussurro venuto da un mondo che stesse, lontanissimo, dietro di lei...", il nonno e' quel colonnello che, con un altro nome, spesso ritroveremo negli scritti di Gabo.

Nel 1936 il colonnello muore e Gabriel Garcia Marquez viene mandato a studiare a Barranquilla, dove nel 1940 entrera' nel Colegio San Jose' e successivamente (1946) si diplomera' al Colegio Liceo de Zipaquira'. Poco convinto, posto che la materia non lo affascina per nulla, si iscrivera' successivamente alla facolta' di giurisprudenza e scienze politiche della Universitad Nacional de Colomba a Bogota'; ma la sua carriera universitaria e' destinata a finire immediatamente: l'annosa lotta tra i due maggiori partiti colombiani (conservatori e liberali) esplode nel 1948 con l'assassinio del leader liberale Jorge Eliécer Gaitán e con l'immediata guerra civile (tristemente passata alla storia come la "Violencia") che durera' sino al 1953, causando 300.000 vittime.

Bogota' e' in fiamme, compresa la pensione dove vive lo scrittore, l'Universita' viene chiusa, Marquez si trasferisce a Cartagena ed inizia a lavorare come giornalista per "El Universal". L'anno successivo scrivera', come opinionista e reporter per "El Heraldo" di Barranquilla. Sara' Alvaro Mutis proporgli nel '54 di colalborare al "El Espectador" di Bogota' come critico cinematografico e reporter, amicizia quella con Mutis che continua ancora oggi.

Nel frattempo la Colombia continua a essere sconvolta violenze e lotte interne che sfociano nel 1953 con il colpo di stato del generale Gustavo Rojas Pinilla: si e' ormai giunti alla dittatura. Marquez rimane fino al 1955, poi si rifugia a Roma come corrispondente per il liberale "El Espectador".

Proprio nel 1955 vengono dati alle stampe prima "Foglie morte" e poi "Racconto di un naufrago" (Relato de un náufrago, 1955). Nel 1958 Marquez rientra in America Latina stabilendosi in Venezuela, si trasferisce a New York nel '61 come corrispondente di Prensa Latina, dove rimane fino al 1962: minacciato da una parte dalla CIA, dall'altra dai profughi cubani decide per il Messico, non prima di pubblicare nel 1961 "Nessuno scrive al colonnello".

Nel 1962 è la volta de "I funerali della Mama Grande" e de "La mala ora". Macondo si affaccia nel mondo della letteratura ed una stella di enorme fulgore inizia ad accendersi. La sua opera più nota, "Cent'anni di solitudine", vedra' la luce nel 1967, sara' poi la volta del successo di "Cronaca di una morte annunciata" del 1981 e l'anno successivo verra' insignito del Nobel per la Letteratura.

Tra romanzi e raccolte di racconti Marquez ci ha regalato 32 perle di solitudine, magia, umidita' e umanita' fino all'ultimo "Memoria delle mie puttane tristi" del 2004. E' del 2005 l'intervista, rilasciata al magazine del quotidiano spagnolo "La Vanguardia", nella quale sembra dire addio per sempre alla letteratura per mancanza di ispirazione. Dice: "Con la pratica che ho potrei scrivere un nuovo romanzo senza problemi però la gente si accorge se non ci hai messo l'anima". Forse, come me, il pubblico che lo segue e lo ammira spera si tratti solo di un momento passeggero, non bisogna scordare, infatti, che gia' nel 1976 Gabo aveva annunciato il ritiro come dimostrazione tangibile della sua opposizione al regime di Pinochet che, in quegli anni, soggiogava il Cile. Motivazioni completamente diverse, di certo, ma ... chissa'?

Marquez è considerato all'unanimita' tra i maggiori esponenti del "realismo magico", quella corrente letteraria latino-americana che da' voce all'anima stessa di quei luoghi, iniziata alla fine degli anni venti ma esplosa intorno agli anni sessanta: tradizioni, storia, vita reale di ogni giorno si mischiano a magia e superstizioni. In questo contesto qualsiasi atto reale assume significati che sembrano appartenere ad un'altra realta' e, mentre il tempo scorre lentissimo, questa realta' parallela trasporta il lettore avanti ed indietro nel tempo. Forse, in ordine cronologico, il primo esponente di spicco di questo stile è il cubano Alejo Carpentier, con il suo "Passi perduti" del 1953. Assolutamente da citare Avaro Mutis, Luis Sepulveda, Osvaldo Soriano e Isabel Allende.

BIBLIOGRAFIA

1955 - Foglie morte
1955 - Racconto di un naufrago
1961 - Nessuno scrive al colonnello
1962 - I funerali della Mamá Grande
1962 - La mala ora
1967 - Cent'anni di solitudine
1970 - Racconto di un naufrago
1972 - L'incredibile e triste storia della candida Erendira e della sua nonna snaturata
1974 - Occhi di cane azzurro
1975 - L'autunno del pariarca
1981 - Cronaca di una morte annunciata
1982 - Viva Sandino
1985 - :: L'amore ai tempi del colera
1989 - Il generale nel suo labirinto
1992 - :: Dodici racconti raminghi
1994 - Dell'amore e altri demoni
1996 - Notizia di un sequestro
2002 - Vivere per raccontarla
2004 - Memoria delle mie puttane tristi