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Planando per i King Crimson:
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Inizia il viaggio alla Corte del Re Cremisi.........
"In the Court of the Crimson King" è un classico senza età assolutamente da conoscere.
Forse difficile al primo approccio ma è una fatica che val la pena di fare.....
La leggenda narra………. che il 13 gennaio 1969, nelle cantine del Fulham Palace Café, di notte naturalmente, mentre per le strade nebbiose di Londra si aggiravano gli storici fantasmi, un musicista geniale quanto folle, “dittatore cervellotico” e viaggiatore di mondi paralleli (Robert Fripp) ed un poeta gotico e dolcissimo (Pete Sinfield), piegando ai loro voleri gli altri membri del gruppo, diedero alla luce quello che ancora oggi viene considerato uno dei pilastri del progressive-rock.Gli altri componenti erano Ian McDonald (voce, fiati e tastiere, compreso il mitico melletron); Greg Lake (voce e basso) che se ne andrà per fondare gli Emerson, Lake & Palmer; Michale Giles (voce e percussioni).
I personaggi erano ancora molto poco conosciuti con il nome di King
Crimson
L’opera (a questo punto mi sento in obbligo di chiamarla così) è l’ancora nota e musicalmente attualissima “In the court of the Crimson King". Ancora poco conosciuti, ho detto…..Beh diciamo per niente conosciuti, visto che il loro esordio avverrà il 5 luglio del ’69, in Hyde Park, nel concerto con il quale i Rolling Stones commemorano la scomparsa (decisamente prematura) di Brian Jones. C’è chi parla di un pubblico di 200.000 persone, altri di 650.000 persone… sta di fatto che i King Crimson hanno un successo del tutto meritato, in ottobre esce l’album che li porta direttamente nell’empireo dei Grandi.
Album storico, dicevo, quanto la sua copertina: nessuna scritta solo il disegno d’un volto dai colori improbabili, in primo piano una bocca spalancata in un urlo d’orrore muto, mentre gli occhi volti verso l’esterno sembrano cercare disperatamente una via di fuga. Dall’interno sorride il faccione bonario di una luna …. una mano aperta ci accoglie mentre l’altra si alza benedicente… gli occhi tristi sembrano dire: “Oh, figliolo, so tutto di te…” …. ma dal sorriso aperto sbucano due canini adunchi da vampiro ..............
Siamo entrati nel mondo del Re Cremisi……………
21st CENTURY SCHIZOID MAN (comprendente anche MIRROR) - durata 6.52
Attaccano violentemente chitarra e mellotron… poi la voce contraffatta che urla d’angoscia delirante …….21century schizoid men………….parole sconnesse che racchiudono il destino di un’umanità senza vie d’uscita. Folle pericoloso ….. entriamo in quel mondo che in fondo è il nostro, vecchio di 30 anni ma sempre attuale……. La musica continua con chitarre che si lamentano … e sembra più jazz che rock… la batteria di Giles imperversa…… Urla, rabbia, dolore, follia in queste note…. E voglia di gridare e fuggire da un mondo malato……. Ripetitivo …. Forse una luce c’è in fondo ad indicarci la strada, forse… con le note che si interrompono e ricominciano ritmiche, la batteria come un tam-tam nella giungla. I suoni incalzano, sembrano rincorrerci… alla fine maestosa, epica la musica è nuovamente preludio alla voce di ………………. "21century schizoid men"……… ed è follia nuovamente……
I TALK TO THE WIND – durata 5.40
All’improvviso si cade nella dolcezza infinita della voce di Greg Lake, dell’oboe, di un flauto che vorrebbe riportarci indietro… in un tempo diverso….disillusione … senza meta, senza giuda … solo un volo in un universo di solitudine, forse…. Tamburi che suonano al tempo del cuore e parole vuote al vento che tanto non sente ….. E’ un volo fuori e dentro dal tempo…… in nessun luogo ed in tutti i luoghi contemporaneamente…. Oboe, vibrafono e flauto ci conducono per sentieri malinconici dove nessuna domanda trova risposta….. Da dove la tirano fuori questa dolcezza?
EPITAPH (comprese “March for no reason” e “Tomorrow and Tomorrow”)
Senza stacchi apparenti ci troviamo su un altro sentiero e la musica che ci accompagna diventa epica e dolcissima……. Siamo trascinati dal fiume in piena del melletron …..“Confusione sarà il mio epitaffio”…... tanto dolce quanto d’una tristezza senza speranza … le nostre sicurezze crollano ed il nostro destino è in mano ai pazzi, mentre il sole continua a brillare incontaminato dagli incubi umani …. Confusione sarà il mio epitaffio …… il “sapere” è un amico che conduce alla morte …..la musica ci porta nuovamente lontano……. in altri incubi………siamo nel mondo del Re Cremisi,
nel modo dei folli che si accalcano alla porta delle nostre menti ….
MOONCHILD (compresi “The dream” e “The illusion”) – durata 12.09
Continua la sinfonia sulle note della dolcezza… il figlio della luna ci porta in un paesaggio fatato popolato da fantasmi ed attendiamo insieme che il sorriso del figlio del sole venga a liberarci dall’oscurità… Ma è il pezzo meno lineare di tutto l’album e presto ci troviamo ad annaspare tra percussioni e suoni dissonanti … presi dal vortice la speranza è riuscir a vedere la luce ……
THE COURT OF THE CRIMSON KING ( compresi “The return of the fire witch” e “The dance of the puppets”) – durata 8.48
La visione di Fripp ci ha condotto in un mondo antico e sofferto, la chitarra e il mellotron maestoso si alternano al flauto, mentre la voce di Lake, suadente e dolcissima, ci narra la continuazione del viaggio…... Il mondo dei King Crimson è popolato da figure fantastiche perfettamente descritte dalla musica: una melodia dolce che deride le sofferenze di un mondo da incubo ……. E anche se la luna che imprigionava con le sue catene è stata sconfitta dal sole …….. anche se la strada per la quale ci incamminiamo è ormai diversa, ciò che ci attende non è liberazione e
luce. Oltre i cancelli del Regno di Re Cremisi a regger le fila, con mano gentile, è il buffone di corte……..
E’ un album che mi segue dal 1971 (anno della sua uscita in Italia). A quel tempo i King Crimson venivano guardati con diffidenza: la loro musica era “strana”, difficile, “stonata”. Io non ne sapevo niente di rock progressivo, comprai l’album proprio perché attratta dalla particolarità del gruppo e (ebbene sì, a 15 anni rientra nella logica delle cose!) dalla particolare e angosciante bellezza della
copertina.
Era una musica insolita, per me, eppure il mondo dove mi portava, così vasto, epico, incredibile, mi affascinò a tal punto da farmela amare.
“Epitaph” divenne “mio” e continua ad esserlo.
La forza, la rabbia, la violenza e la dolcezza infinite che il “folle” seppe scrivere rimangono inalterate nel tempo: 36 anni sono passati per tutti, non per questa musica……………………
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