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Genovese, nato nel 1951. La passione per la musica ce l'ha da sempre: a 8 anni studia pianoforte (che continua a rimanere il suo strumento preferito...), poi flauto, chitarra.... Il suo primo album ("Dolce Acqua") lo vede leader dei "Delirium" che letteralmente esplodono con "Jesahel" nel 1972. Ma ben presto sceglie la strada del "solista", la sua necessità di nuove esperienze non lo rende adatto alla vita del gruppo. Si cimenterà con il teatro, passione che continua ancor oggi, compone musiche per i film di Mazzacurati, scrive canzoni per artisti come Mannoia, Vanoni, Celentano o Bertè e collabora con De Gregori, Ivan Lins e (il grande) De Andrè. Probabilmente anche a causa del suo carattere, Ivano Fossati resta in qualche modo defilato nel panorama degli artisti italiani, quasi fosse "per pochi", in realtà miete allori a livello di critica ... e chi lo ha ascoltato credo sappia bene il perchè ...
"per lo stile e il linguaggio dell'autore, che hanno contribuito significativamente a sfatare luoghi comuni discriminanti nei confronti dei cittadini che fuggono da persecuzioni, poverta' e conflitti e a sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sulla necessita' e il dovere di proteggere i diritti umani dei migranti e dei rifugiati."Dice Fossati: "Sono da sempre convinto che le canzoni possono fare ben poco contro guerre, ingiustizie e torture, ma so anche che sono buone fiancheggiatrici dello spirito e piccole portatrici di consolazione, di conforto e perfino di speranza. Non è poco. L'onere di opporsi agli orrori del mondo, quello, rimane da sempre nelle nostre mani e nelle nostre volontà. Ricevo con gratitudine il riconoscimento di Amnesty International. Specialmente per Pane e coraggio e specialmente ora."SOLO UN CANTAUTORE?Musica e testi, di qualsiasi autore, si possono ascoltare in due modi: superficialmente ( ... e molti autori non possono venir ascoltati in modo diverso ....), oppure cercando di entrare "dentro" le volute del suono e delle parole che dal suono sono accompagnate. Ascoltare "davvero" Ivano Fossati ci trasforma in bersagli: flash improvvisi e illuminazioni balenanti si espandono sotto la nostra pelle e, prima ancora di poter dar loro un nome, ci sfuggono, lasciandoci comunque diversi... un po' più "grandi".. Trasmettere ad altri ciò che abbiamo trovato significa cristallizzare l'effetto dell'impatto e cominciar a scavare: un'impresa che spaventa, almeno spaventa me ogni volta, anzi... ogni volta di più. I testi sono preziose scatole che celano qualcosa di ancora più prezioso ed ogni volta, dentro, scopriamo altre scatole non meno preziose ... ed altre ... ed altre ancora ... Ma ascoltando questo autore ci rendiamo conto che già l'incedere della voce inizia a tratteggiare un mondo di emozioni estremamente complesso: la sua interpretazione è unica e le parole sembrano nascere nell'istante in cui le sentiamo ... incontenibili. Così, l'insieme di parole, voce e musica aprono nuove brecce alla comprensione e contemporaneamente instillano altri dubbi. Alla fine io mi ritrovo con la convinzione di non esser riuscita ad aprire, a volte neppure a vedere, l'ultima scatola che, forse o sicuramente, non era neppure l'ultima; eppure una di esse contiene proprio la semplicità. Fossati è lì, davanti a noi, senza maschere nè atteggiamenti, mette a nudo le sue debolezze, paure, speranze e sentimenti. A nudo anche la difficoltà di mettersi a nudo. E non ci invita a fare altrettanto, non spinge, non "insegna". Ognuno di noi è libero di scendere dal personale piedistallo di instabili sicurezze e, con occhi puri da bambino, cominciare a guardarsi attorno .... e, magari, dentro .... |
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Le immagini |
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